Politica
Falla nella sicurezza di Giorgia Meloni: a Milano uno sconosciuto sul palco. “La scorta viene cambiata ogni tre giorni”
Uno sconosciuto sale sul palco. Si avvicina alla Presidente del Consiglio e le sussurra poche parole: un riferimento diretto al Capo dello Stato. Tutto accade in pochi secondi. Giorgia Meloni non si scompone e l’uomo si allontana. In un sistema di sicurezza che dovrebbe essere tra i più rigorosi, qualcuno ha superato il perimetro di controllo e si è avvicinato a pochi centimetri dalla premier. Una smagliatura nel protocollo, una distrazione di pochi istanti nel bagno di folla, oppure qualcosa di più serio.
La domanda è inevitabile: dov’era il filtro di sicurezza? La scorta della Presidente del Consiglio è coordinata dall’AISI, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna, che sovrintende ai dispositivi di protezione delle più alte cariche dello Stato. La regola è semplice: nessuno si avvicina senza autorizzazione preventiva. Mai. Eppure a Milano, sul palco del Teatro Parenti, quell’uomo è arrivato fin lì. Una fonte vicina alle “segrete cose” invita alla cautela ma non nasconde il problema: «Quando le stesse squadre seguono la stessa personalità per lungo tempo, si crea fisiologicamente una smagliatura. Senza un ricambio frequente si tende ad allentare l’attenzione».
È un meccanismo noto a chi si occupa di sicurezza. La routine è il primo nemico della vigilanza. «La scorta del Pontefice viene cambiata ogni tre giorni», spiega la stessa fonte. «Rotazioni e integrazioni frequenti servono proprio a mantenere alto il livello di allerta». Il punto, dunque, non è solo quell’uomo sul palco. È il contesto. Perché negli ultimi mesi le scivolate dei nostri apparati non sono mancate. È di pochi giorni fa la polemica sulla mancata segnalazione preventiva che avrebbe potuto suggerire al ministro della Difesa Guido Crosetto di evitare i voli verso Dubai nell’imminenza dell’escalation militare con l’Iran. Una falla informativa che ha sollevato interrogativi sulla tempestività delle valutazioni di rischio.
A Milano il contesto era considerato “amichevole”. Evento di partito, luogo chiuso, pubblico selezionato, controlli all’ingresso. Tutti elementi che abbassano naturalmente il livello di allerta operativa. «Il signore si è presentato come Musumeci», racconta ancora la fonte. «Questo può aver ulteriormente ridotto la diffidenza. Un cognome noto, Musumeci, forse interpretato come un parente del ministro. Un signore distinto, con un libro in mano». Basta poco, in queste situazioni, perché il protocollo conceda qualche passo di troppo. Sotto agli occhi di tutti, rimane una violazione del perimetro di protezione. Un incidente classificato come evento critico. Per fortuna senza conseguenze. Stavolta.
© Riproduzione riservata







