“La prima notizia di fondamentale importanza per i lavoratori è che il piano industriale per l’Italia procederà come da programma, senza essere intaccato o ritardato dal processo di fusione con Psa”. A tranquillizzare gli operai del gruppo Fca, che solo pochi giorni fa ha ufficializzato il matrimonio con i francesi di Psa, è il segretario general della Uilm Rocco Palombella, che ha partecipato con il segretario nazionale responsabile di settore, Gianluca Ficco, all’incontro con Fca, presieduto dal responsabile Emea Pietro Gorlier, dedicato all’illustrazione del combination agreement siglato due giorni or sono con Psa.

CONFERMATO PIANO DI INVESTIMENTI DA 5 MILIARDI – “Ci è stato ulteriormente chiarito – prosegue Palombella – che i 3,7 miliardi di euro di risparmi annuali, da conseguire a regime con la fusione, saranno raggiunti non con chiusure di stabilimento, bensì soprattutto da economie di scala su investimenti e forniture. Il nostro compito resta comunque quello di vigilare su eventuali ricadute occupazionali, poiché ogni fusione per sua natura comporta sia opportunità sia rischi”. La “presenza di rappresentanti dei lavoratori nel primo board della nascente società dovrà costituire un’ulteriore garanzia per i suoi quattrocentomila dipendenti e ha un grande valore simbolico. Non è ancora definito quale sarà il metodo di scelta del rappresentante dei lavoratori di provenienza Fca, ma per noi è importante che si tratti di una persona qualificata per poter esercitare al meglio una funzione così delicata”, conclude Palombella.

IL COMMENTO DI BENTIVOGLI (CISL) – La fusione tra Fca e Psa era “necessaria”, ed è positiva la “conferma degli investimenti previsti per 5 miliardi in Italia e la piena occupazione entro il 2022”. Lo scrive in una nota il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, che ha partecipato all’incontro presso il sito di Fca Mirafiori tra sindacati e vertici di Fca dopo l’annuncio della Fusione con Psa.

“L’incontro di oggi – ricorda Bentivogli – avviene a margine della firma del ‘combination agreement’ (l’accordo è paritetico 50-50) che apre la strada alla fusione tra Psa e Fca alle quali serviranno tra i 12 e 15 mesi per finalizzare l’intera operazione. Nell’incontro di oggi il ceo Emea di Fca, Pietro Gorlier ha illustrato i contenuti di un memorandum che prevede una fusione al 50-50 con un primo board composto da 10 consiglieri tra cui 2 rappresentanti dei lavoratori uno, per Psa ed uno per Fca. L’assetto azionario sarà stabile per 7 anni ad eccezione della possibilità della famiglia Peugeot di salire e DongFeng scendere”. Per Bentivogli, “la fusione offre molte opportunità per i due gruppi come il rafforzamento in mercati diversi dove in Europa Psa è molto radicato e in Usa dove Fca ha il 66% del suo fatturato”. Per il segretario generale “la sfida per entrambi i gruppi sarà aggredire il mercato asiatico dove entrambe hanno una incidenza poco rilevante”. Una “notizia importante per l’Italia è che anche dopo il closing della fusione, il piano di Fca per gli stabilimenti italiani continua con gli investimenti già annunciati, ovvero 5 miliardi entro il 2022, su elettrificazione e ibridazione dei nuovi modelli”, sottolinea Bentivogli, aggiungendo che “ulteriori sinergie con Psa potranno avvenire dopo la firma definitiva che non avverrà prima di fine 2020”. Come Fim Cisl “riteniamo che la sinergia industriale tra i due gruppi possa creare importanti opportunità dal punto di vista industriale, rafforzando le due società con la presenza su mercati come quello asiatico che a tutt’oggi è sconosciuto ad Fca. Un utilizzo sinergico di piattaforme condivise per lo sviluppo e la produzione di nuove vetture sia ibride plug-in che full elettric possono creare le condizioni di sviluppo, di volumi e riduzione dei costi per l’aumento delle economie di scala ma il tutto deve essere accompagnato da forti investimenti sulla ricerca e sviluppo di prodotto e di processo per affrontare la transizione verso l’elettrico, ormai alle porte. Economie che consentiranno maggiore attenzione alla sostenibilità anche per abbattere i costi di batterie e altri componenti di veicoli a emissioni zero”. Come Fim Cisl “abbiamo ribadito nel corso dell’incontro ai vertici di Fca che questa grande operazione di fusione industriale non può e non deve assolutamente snaturare gli stabilimenti italiani che sono i primi al mondo soprattutto per quanto concerne l’organizzazione del lavoro”, commenta ancora Bentivogli, spiegando che “il gruppo che ne risulta è molto forte nelle Americhe (Fca) e in area Emea (Psa) e sul lusso (Maserati) e nei Suv (Jeep). Ma ancora debole in Asia e soprattutto in Cina. Come Fim Cisl riteniamo una vera svolta la presenza dei rappresentanti dei lavoratori dentro il consiglio di amministrazione, presenza necessaria soprattutto durante questo processo di aggregazione. Psa aveva già rappresentanti nell’advisory board e la scelta di Fca di rispondere in modo simmetrico ma dentro il Cda ha una portata straordinaria. Ma è altrettanto necessario che entro il closing previsto tra 12-15 mesi si facciano incontri di monitoraggio con le organizzazioni sindacali per verificare lo stato di avanzamento di una fusione che interesserà complessivamente tra le due società circa 400 mila lavoratori di cui 67 mila sono in Italia per Fca e almeno 175 mila dell’intero indotto”. “Abbiamo richiesto chiarimenti relativi all’eventuale spin-off di Comau. Al momento resterà nel perimetro ma nulla è escluso per il futuro”, chiarisce il sindacalista. “Visti anche – aggiunge -gli investimenti del Governo tedesco e francese su innovazione e ricerca del settore automotive è fondamentale una maggiore attenzione del Governo italiano, fino ad oggi molto distratto. Di certo l’ulteriore aumento di accise dei carburanti va nel senso esattamente opposto”.

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