Per motivi di privacy non è dato conoscerne il nome: di lui si sa che è originario della Conrovaglia, che ha 16 anni, e che già a 13 sapeva preparare bombe, maneggiare fucili e guidava una cellula neo-nazista. Un giudice del Regno Unito lo ha condannato a due anni di rieducazione in una struttura specializzata, di fatto evitando che quello che si può definire “il più giovane terrorista britannico” finisse in carcere. L’adolescente aveva creato la filiale anglosassone della divisione Feuerkrieg (Fkd), un’organizzazione internazionale neonazista, unendo 30 membri che sostenevano la guerra razziale e incitavano alla violenza contro le categorie che ritiene nemiche come ebrei e omosessuali.

In casa aveva raccolto una serie di pubblicazioni di estrema destra in cui si parlava di “gasare”, “sparare” e “impiccare”. Materiale che a sua volta diffondeva online, visto che internet è stato per lungo tempo il mezzo preferito degli affiliati dell’associazione, anche se alcuni membri avevano iniziato a svolgere attività di volantinaggio. Secondo la ricostruzione, l’adolescente ha reclutato cinque persone, tra cui il un diciassettenne autistico, condannato nel 2019 a più di cinque anni di detenzione per reati di terrorismo.

Sfortunatamente per lui, nella rete è finito anche un ufficiale sotto copertura, che è riuscito a scoprire la sua identità e a scovare il suo nascondiglio: era il cottage di sua nonna, dove l’antiterrorismo ha fatto irruzione nel 2019 scoprendo che il ragazzo stava anche cercando di costruire un’arma.

Dopo l’arresto l’adolescente ha spiegato alla polizia di avere intenzione di lasciare l’organizzazione e di aver pubblicato quei post “solo per sembrare figo”. Messaggi nei quali definiva “santi” gli autori di attentati terroristici, come ad esempio il suprematista bianco Brenton Tarrant che ha ucciso 51 persone in due moschee in Nuova Zelanda, oppure Anders Behring Breivik, l’autore della strage di Utoya nel 2011, e Dylan Roof, che ha ucciso 15 persone in una chiesa a Charleston, negli Stati Uniti, nel 2015. Non mancavano, nel suo quartier generale, anche simboli nazisti come una bandiera e una copia cartacea di Iron Gates, un testo chiave che esalta la violenza apocalittica. Sulla casetta del giardino – inoltre – era dipinto il numero 88, che si riferisce a HH (H è l’ottava lettera dell’alfabeto) cioè: Heil Hitler.

Durante il processo, il ragazzo ha ammesso i 12 capi d’accusa: 10 per possesso di documenti terroristici e due per averli diffusi online. Nell’analizzare il caso, il giudice Mark Dennis ha detto che avrebbe dovuto considerare se l’adolescente fosse solo “ingenuo” o se le sue fossero “vere convinzioni”. Dalle perizie è emerso anche che il ragazzo fosse “particolarmente suscettibile all’influenza degli altri”.

Redazione