Uno Junkers F 13 della Società Anonima Transadriatica, ai comandi il capo pilota Riccardo Pasquali, rotta Lido di Venezia-Vienna via Klagenfurt: così, il 18 agosto 1926, entrava in servizio quello che viene riconosciuto come il primo scalo commerciale e civile d’Italia, voluto dall’ingegner Renato Morandi.

Cento anni dopo, il 14 agosto, l’aeroporto Giovanni Nicelli ha celebrato l’anniversario con una giornata di iniziative culminata nell’inaugurazione della mostra “Cent’anni di aviazione. Aeroporto Nicelli 1926-2026”, curata da Vittorio Baroni: dodici pannelli nel salone principale, visitabili gratuitamente fino al 30 settembre, tutti i giorni dalle nove alle ventuno. Sopra la pista in erba sono tornati a volare i Junkers e l’idrovolante Adriatico della compagnia AELIA. Il percorso espositivo tiene insieme i pionieri e le prime rotte europee, gli anni della guerra, la rinascita del dopoguerra e la vocazione attuale, ed è costruito come una pellicola, in dialogo con l’ottantatreesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica che apre il 2 settembre. Non è un accostamento decorativo: per decenni il Nicelli è stato la porta d’ingresso della mondanità internazionale al Lido. Negli anni Trenta lo scalo era il secondo d’Italia dopo il Littorio di Roma, base operativa e polo tecnico di manutenzione dell’Ala Littoria, con oltre cinquecento addetti nel 1940.

La storia industriale è meno glamour e più istruttiva. All’inizio degli anni Sessanta l’apertura di Tessera assorbì il traffico di linea e spostò in terraferma l’accesso aereo principale della città. Il Nicelli non chiuse: si specializzò nel traffico non di linea, nell’aviazione generale e sportiva, nella formazione dei piloti, e oggi opera secondo le regole del volo a vista. L’aerostazione, uscita indenne dai bombardamenti, conserva il progetto razionalista firmato da Mario Emmer ed è stata restaurata nei primi anni Duemila. Sul vincolo che ne ha permesso la sopravvivenza è tornato Michele Zuin, assessore comunale al Bilancio, ricordando che quando il Comune dovette per legge cedere le proprie quote della società aeroportuale volle garantire che la funzione dello scalo fosse preservata. È la clausola che ha impedito la trasformazione dell’area in qualcos’altro. Cento anni dopo, il Nicelli resta più di un simbolo.