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Le imprese edili in Veneto non trovano operai: arriva manodopera dall’Albania
Le imprese edili della Marca trevigiana cercano circa 1.800 operai per la stagione dei cantieri, e sei volte su dieci non li trovano. Il dato, elaborato sul sistema Excelsior, fotografa un’emergenza diventata ordinaria in una provincia che conta oltre 11mila imprese di costruzioni, l’ottanta per cento delle quali con meno di cinquanta addetti. Tra giugno e settembre le aziende della zona cercano in media seicento addetti al mese, per lo più operai di cantiere: numeri che il bacino locale non riesce più a garantire. Il comparto continua a produrre lavoro — il saldo occupazionale resta positivo — ma non le braccia per realizzarlo. E l’ultimo bollettino Excelsior colloca proprio costruzioni e metallurgia in cima alla graduatoria dei settori dove il personale è più difficile da reperire, con un divario che supera il sessanta per cento delle posizioni.
Di fronte al vuoto, le associazioni di categoria hanno smesso di aspettare e sono andate a cercare manodopera oltre confine. La Cna di Treviso ha promosso il progetto “Ponte Albania-Veneto”: una quindicina di giovani operai albanesi formati nel loro Paese prima di arrivare in Italia, con un percorso che univa lingua, sicurezza sul lavoro, educazione civica e competenze tecniche di cantiere. Approvato dal Ministero del Lavoro e finanziato da Edilcassa Veneto, resta un progetto pilota, ma indica una direzione: reclutare e istruire il lavoratore straniero prima ancora che parta, trasformando ciò che era una soluzione tampone in un segmento stabile della filiera.
Non è un caso isolato. Nell’artigianato veneto quasi sei imprese su dieci faticano a trovare personale qualificato, quota che sale a circa due terzi per i soli operai specializzati, secondo le rilevazioni più recenti di Confartigianato. Segno che il nodo non riguarda un singolo mestiere, ma l’intera struttura produttiva.
Gli operai formati in Albania sono ora pronti a entrare nei cantieri della provincia, e la Cna guarda già a nuove edizioni del programma: non più un rimedio d’emergenza, spiegano dall’associazione, ma un canale di reclutamento su cui l’edilizia trevigiana conta di appoggiarsi stabilmente. Nell’artigianato come nelle costruzioni, il ricorso alla manodopera straniera non è più circoscritto ai picchi stagionali, ma accompagna ormai l’intera attività.
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