Infiltrazione è una parola che assolve. Presuppone un corpo sano e qualcosa che vi penetra dall’esterno. Il lessico dell’antimafia settentrionale vive di questa immagine: contagio, penetrazione, colonizzazione. Lessico dell’estraneità dell’estraneità, con una su giustificazione storica, ma che non racconta tutto.

La realtà ha toni non drammatici, ma insidiosi. Al Nord le cosche non arrivano sparando: arrivano offrendo un servizio. Manodopera reperita in ventiquattr’ore, liquidità senza istruttoria, un subappalto che chiude i tempi quando non tornano. Attecchiscono dove l’economia funziona secondo schemi collaudati e informali: la parola data, il fornitore di sempre, la fiducia personale che vale più di una verifica. Non è una colpa. È la forma di un capitalismo diffuso che sulla rapidità e sulla conoscenza diretta ha costruito la propria fortuna, e che il controllo formale ha sempre percepito come un intralcio.

L’inedita struttura antimafia del Veneto

Il problema si apre nei momenti stretti. Quando il credito bancario si chiude, quando il committente rinvia i pagamenti, quando la commessa va consegnata comunque. Lì chi propone un aiuto rapido e svincolato dalle procedure trova ascolto, e chi accetta quasi mai sa cosa sta accettando. Quando lo capisce, è già dentro. Una settimana fa la Regione Veneto ha istituito al suo interno una inedita struttura antimafia .Il suo merito sta tutto qui: prende atto del fenomeno senza imbarazzi, dopo decenni di negazioni, e gli oppone l’unico anticorpo efficace contro una penetrazione fatta di servizi: la procedura. Burocrazia, parola che nel lessico corrente è quasi un insulto. In questo caso è esattamente la cura.

Spritz

Autore