Il 15 aprile scorso a Berlino si è riunita la terza conferenza internazionale, dopo quelle di Londra e Parigi, dedicata al Sudan. L’obiettivo di questo summit è quello di cercare di mobilitare nuovi fondi necessari per affrontare l’emergenza umanitaria della nazione africana e cercare di aprire una  piattaforma di dialogo fra le parti in causa. Questa conferenza è stata finanziata da Germania, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti che hanno lavorato con l’Unione Europea e l’Unione Africana per organizzarla.

L’incontro berlinese ha visto la partecipazione di 55 nazioni, delle Nazioni Unite, della Croce Rossa Internazionale, la Lega Araba e la Banca Mondiale e la Banca africana per lo sviluppo. Ma i veri protagonisti in Germania sono state le Ong e 38 organizzazioni della società civile sudanese. A Berlino sono arrivati anche rappresentanti della Sumud Alleance, presieduta dall’ex Primo ministro Abdalla Hamdok, la voce più importante di quello che resta della politica del Sudan.

Anche il Democratic Block ha aderito alla conferenza, anche se adesso sono molto vicini alla giunta militare al potere a Khartoum. Al tavolo berlinese non sono stati invitati i due contendenti per una chiara scelta politica. Le Forze armate sudanesi guidate del generale Abdel-Fattah al Burhan e le Forze di Supporto Rapido del generale Mohamed Hamdam Dagalo, detto Hemeti, stanno distruggendo il paese da tre anni e continuano a combattersi in almeno tre diverse regioni.

Neighbours and relatives carry the exhumed body of Mohammed Alsawi, 73, who was killed in 2023 by the paramilitary group Rapid Support Forces, or RSF, in Omdurman, on the outskirts of Khartoum, Sudan, Monday, April 20, 2026. (AP Photo/Bernat Armangue)

Al Burhan si dichiara il legittimo rappresentante del governo sudanese ed ha ristabilito il suo controllo sulla capitale Khartoum, mentre i paramilitari di Hemeti si sono asserragliati in Kordofan e soprattutto in Darfur dove hanno nominato un governo parallelo, senza nessun riconoscimento internazionale. I due grandi esclusi hanno aspramente criticato il vertice di Berlino, ribadendo che non ha nessun peso nell’attuale situazione del Sudan. La giunta militare di al Burhan ha definito la sua esclusione come sorprendente e inaccettabile e si è detta pronta a rivedere le relazioni con i paesi partecipanti.

Alla fine del meeting è stato firmato un documento ufficiale dove tutte le associazioni della società civile concordano un piano per mettere fine alla guerra, chiedendo allo stesso tempo un’azione urgente per garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario nel paese. Le nazioni donatrici hanno promesso 1,5 miliardi di euro aggiuntivi a quelli già stanziati per far fronte all’emergenza della popolazione civile, di questi 811 milioni verranno versati dall’Unione Europea. Il documento conclusivo chiede anche al Quad Mechanism, formato da Stati Uniti, Egitto, Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita, di lavorare per riaprire un tavolo che possa portare ad un rapido cessate il fuoco.

 

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Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi