Per l’Ucraina si è trattato di un nuovo bagno di sangue. Mentre a Pryluky si continuavano a estrarre corpi dalle macerie di un palazzo raso al suolo da un missile russo (con 22 vittime accertate), ieri un’altra strage è avvenuta nella città di Kramatorsk. Di prima mattina, una bomba aerea guidata ha centrato due autobus affollati di persone che si recavano a lavoro. E dopo aver spento le fiamme che avvolgevano i mezzi, i servizi di emergenza hanno potuto fornire un bilancio drammatico: oltre 30 morti e una ventina di feriti.

I giorni di sangue non sono finiti, Zelensky lo sa

Volodymyr Zelensky ha reagito all’attacco avvertendo che “non rimarrà senza risposta”. “La Russia sta tentando di distruggere ogni forma di vita nel Donbass e il mondo deve reagire. Deve farlo con fermezza: esattamente ciò che i russi meritano per tutte le morti che hanno causato”, ha affermato il presidente ucraino sul social X. E mentre altri morti sono stati registrati in un attacco avvenuto a Kyiv, Zelensky sa che i giorni di sangue per il suo Paese non sono finiti. La difesa aerea ucraina non può più resistere a lungo agli attacchi combinati di droni e missili delle forze russe. Ieri, dopo la strage di Kramatorsk, le autorità locali, insieme a quelle di Sloviansk, hanno dovuto annunciare lo stop a tutti i servizi di trasporto pubblico per il “netto deterioramento” delle condizioni di sicurezza. I raid continuano a provocare gravi problemi alla rete elettrica. In molte città, le bombe colpiscono indistintamente anche i quartieri residenziali. E con una popolazione che vive nel terrore e nelle privazioni legate a questa fitta pioggia di fuoco, Zelensky spera che gli alleati occidentali possano contribuire a rafforzare la difesa aerea in vista di un inverno che si preannuncia particolarmente critico.

L’annuncio di Zelensky

Oggi e domani i negoziatori del governo ucraino, dopo essere stati in Europa, saranno impegnati in un viaggio negli Stati Uniti proprio per capire fin dove può spingersi l’aiuto dell’Amministrazione americana e comprendere come possa svilupparsi il (fragile) negoziato. L’annuncio è arrivato dallo stesso Zelensky durante un incontro con il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband con cui ha visitato proprio quella città di Pryluky in lutto per il bombardamento sul palazzo. Ma sempre ieri, lo stesso Zelensky ha manifestato una certa insofferenza anche nei confronti di Washington. “Non si può, da un lato, negoziare con la Russia su futuri progetti economici mentre, dall’altro, si parla di stallo diplomatico”, ha detto il presidente ucraino. “Non siamo in una situazione di stallo diplomatico. Bloccate la loro intera economia. Tappate la bocca alla Russia. Non alimentatela con le vostre vendite, imponete sanzioni sulle loro armi”, ha tuonato il leader del Paese invaso dal 2022.

Mosca guarda sempre più a Oriente

Il monito è giunto soprattutto dopo che il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato di non vedere al momento degli spiragli per una soluzione negoziale e avvertito del pericolo di una escalation regionale. E Zelensky ha anche ammesso di aspettarsi di più dal suo omologo Usa, Donald Trump. “Penso che possa fare di più e che debba fare di più, perché ci sono così tante perdite”, ha dichiarato il capo dello Stato. “Gli europei possono aiutarci, spingendo Vladimir Putin verso i negoziati, ma gli americani possono fare di più”, ha proseguito. Mentre dal Cremlino, il portavoce Dmitry Peskov ha smentito che a breve vi sarà un colloquio tra Putin e il capo della Casa Bianca. “Abbiamo bisogno di una soluzione per le generazioni future”, ha continuato il funzionario russo, che ieri però ha tenuto a ringraziare l’India per il suo ruolo di mediazione e per le sue proposte di pace. Un ulteriore segnale di come Mosca guardi sempre più verso Oriente e verso il cosiddetto “Sud del mondo” anche sul piano diplomatico.