Improvvisamente, e senza alcun segno premonitore, è arrivato ieri nel primo pomeriggio l’annuncio di un importante scambio di prigionieri fra la Russia e gli Stati Uniti patrocinato dalla Turchia. Un evento che modifica lo stato della pace della guerra e lascia sperare in una de-escalation perseguita dalla diplomazia sia nella guerra in Ucraina che in quello del Medio Oriente. Donald Trump non dà cenno di voler partecipare ad alcuna de-escalation e lo dimostra affrontando in modo brutale Kamala Harris nel corso di una conferenza stampa promossa dall’Associazione dei giornalisti afroamericani, durante la quale ha accusato la candidata democratica di speculare sul colore brunastro della sua pelle spacciandosi per discendente degli schiavi, mentre è soltanto la figlia di una emigrata indiana e di un padre giamaicano. Tutto ciò ha fatto esplodere nuove e vecchie polemiche sulla vera natura di Trump e la sua volontà di costruire o distruggere posizioni politiche, ma sta di fatto che l’annuncio del governo turco subito confermato da quello russo ha fatto saltare le prime pagine dei giornali di tutto il mondo e la polemica sulle parole di Trump è passata in secondo piano.

I prigionieri rilasciati

Il primo e più noto prigioniero rilasciato dai russi è il reporter del Wall Street Journal Evan Gershkovich già condannato a 16 anni per spionaggio, poi è stato dato l’annuncio della liberazione del marine Paul Whelan, arrestato nel 2016. Con loro sono state liberate una ventina di persone di cui ancora non si conosce l’identità, salvo quella di un paio di dissidenti. Né sono ancora noti i nomi dei prigionieri rilasciati dagli americani. Quel che è certo è che la Turchia di Erdogan ancora una volta si propone al centro dei problemi internazionali come un protagonista capace di muoversi con credibilità su entrambi i campi. Il significato complessivo dell’operazione è quello di un ritorno alle modalità della guerra fredda quando le due superpotenze, riconoscendosi pari dignità e leadership, organizzavano incontri e accordi di cui tutto il resto del mondo era escluso.

Per ora si sa che i prigionieri liberati dagli Stati Uniti dovrebbero essere otto e che la selezione dei nomi di tutti coloro che da ieri sono tornati in libertà le avvenuta dopo mesi di trattative segrete e, malgrado il pessimo stato dei rapporti fra americani e russi a causa della guerra in Ucraina, proprio la guerra in Ucraina è il terreno su cui gli americani hanno agganciato i russi da pari a pari, essendo l’altro quello del Medio Oriente dove però la Federazione russa è guidata da Vladimir Putin non riesce ad esercitare una influenza definitiva, ammesso che ne abbia l’intenzione sull’Iran che guida sia Hamas che Hezbollah.

La linea di Kamala

Israele non sembra aver voluto aderire ad alcuna forma di de-escalation avendo incassato due successi della sua aviazione che ha colpito in Libano e nella stessa capitale iraniana. La linea tenuta per ora dalla Casa Bianca è quella cui si sta ispirando anche la candidata a Kamala Harris: quella di smorzare focolai di guerra attraverso il colloquio privilegiato tra Stati Uniti e Russia. Se queste sensazioni corrispondono alla verità lo vedremo nelle prossime settimane ma già si apprezza un lieve miglioramento in Ucraina dove la Russia ha abbassato i toni trionfalistici ammettendo – lo rilevava anche il nostro ministro degli Esteri Tajani – di non avere a disposizione la vittoria militare come opzione.

L’attacco a Trump

Echeggia ancora sui media americani l’episodio di Donald Trump alla confidenza stampa afroamericana che lui ha trasformato in un attacco globale contro la Harris accusata di usurpare la posizione di donna nera cresciuta fra i neri americani. Trump ha anche affrontato con la brutalità chi lo intervistava accusandolo di maleducazione per non averlo neppure salutato chiedendogli come sta. Non si tratta di un banale aneddoto ma di una posizione politica che indica la volontà di non scendere a compromessi, negando così di essere davvero diventato dolce e carino, “nice and sweet” come qualcuno l’aveva definito dopo il superficiale incontro del suo padiglione auricolare con una pallottola sparata per ucciderlo. Si era subito detto che Trump avesse avuto una sorta di crisi mistica dopo aver sfiorato la morte che avesse deciso di comportarsi come un angelo della pace. I sondaggi lo hanno sconsigliato perché Trump ai suoi elettori piace così come appare: aggressivo, privo di qualsiasi interesse per quello che dicono gli altri e intransigente in una visione che lui definisce rivoluzione della minoranza bianca.

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Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.