Una tangente da 3 milioni e mezzo di euro sarebbe stata consegnata in contante a Gianroberto Casaleggio da un emissario del governo Maduro. La rivelazione viene dalla fonte più attendibile: l’ex capo dei servizi segreti militari venezuelani, Hugo Carvajal, avrebbe confermato alla giustizia spagnola il finanziamento ai partiti amici del regime venezuelano in giro per il mondo. Tra questi ci sarebbe anche il M5s, come già era stato rivelato in passato dal quotidiano spagnolo Abc, che aveva parlato di una valigetta con tre milioni e mezzo di euro in contanti inviata da Nicolas Maduro, allora ministro degli Esteri di Chàvez e oggi Presidente del Venezuela, e fatta arrivare a Casaleggio.

Le conferme dei sospetti arrivano dai dettagli che Carvajal sta fornendo agli investigatori spagnoli che lo detengono: l’accusatore dei Cinque Stelle sarebbe implicato, per la giustizia americana, in un traffico internazionale di stupefacenti. E il 9 settembre scorso l’ex barba finta venezuelana è stato arrestato mentre si nascondeva in un appartamento di Madrid. Ha così iniziato a vuotare il sacco, forse sperando di alleggerire la sua posizione. «Mentre ero direttore dell’intelligence militare e del controspionaggio in Venezuela, ho ricevuto un gran numero di rapporti che indicavano che si stava verificando questo finanziamento internazionale». Non mancano gli esempi specifici: Néstor Kirchner in Argentina; Evo Morales in Bolivia; Lula Da Silva in Brasile; Fernando Lugo in Paraguay; Ollanta Humala in Perù; Zelaya in Honduras: Gustavo Petro in Colombia. E, stando alle parole di Carvajal, «Il Movimento Cinque Stelle in Italia e Podemos in Spagna. Tutti questi sono stati descritti come destinatari di denaro inviato dal governo venezuelano», afferma Carvajal. L’ex capo dell’intelligence di Caracas sostiene che «attualmente, il finanziamento illegale dei movimenti di sinistra in tutto il mondo continua a essere una pratica comune del governo di Nicolás Maduro, che lo aveva reso parte della sua politica estera quando era ministro degli Esteri del Venezuela».

Tutto questo, mentre il Paese sprofondava nella miseria. Un caso che Carvajal afferma di conoscere molto bene, scrive Okdiario, è quello relativo al Movimento 5 Stelle fondato da Beppe Grillo. Carvajal ha detto al giudice García-Castellón che il chavismo ha finanziato questo partito con 3,5 milioni di euro. «Un altro esempio dei tanti movimenti comunisti nel mondo finanziati da Maduro e di cui ho ricevuto una dettagliata relazione, è quello relativo al Movimento 5 Stelle per mano di Gianroberto Casaleggio, che è stato segnalato dall’Addetto Militare venezuelano in Italia dove si è saputo che è stata inviata una valigia con 3,5 milioni di euro in contanti», ha verbalizzato la magistratura spagnola.

Fatti da verificare e che ieri il nuovo titolare dell’impresa di famiglia, Davide Casaleggio, si è incaricato di smentire senza lesinare le solite minacce ai giornalisti che osassero scriverne. «Mio padre non ha mai preso denaro dal Governo del Venezuela. Già lo scorso anno si è dimostrato che il documento portato come prova era stato contraffatto con Photoshop. Ribadisco, come fatto già in passato, che si tratta di notizie false e sono profondamente indignato da come siano usate in modo strumentale per calunniare una persona che non c’è più». «Qualche giorno fa è partito il processo contro il quotidiano spagnolo Abc che ho querelato così come saranno oggetto di querela, anche oggi, tutti gli altri organi di stampa che continuano a rilanciare questa calunnia», conclude Casaleggio, sentito da AdnKronos. Certamente le querele per diffamazione andranno dirette alle fonti che oggi sono diventate collaboratori di giustizia. Carvajal che sta per essere estradato in Usa, ma anche il colombiano di origine siriana Alex Saab, altro agente al servizio di Maduro ben informato sulle sospette tangenti ai partiti populisti europei, che da Capo Verde sta per arrivare negli Stati Uniti. Da ultimo, l’infermiera che ha seguito Chàvez negli ultimi anni, arrestata all’estero, sta per raggiungere gli Usa dove sarà interrogata sulle ipotesi di corruzione internazionale.

I potenziali collaboratori di giustizia potrebbero far tremare la Farnesina, dove Manlio Di Stefano è sottosegretario agli Esteri sotto Luigi Di Maio. Ed è senza dubbio Di Stefano il miglior testimonial di quell’attaccamento del M5s per il Venezuela, incrollabile, fortissimo. Quando muore Chavez, nel marzo 2017, è lui a guidare la delegazione dei tre parlamentari pentastellati che prendono l’aereo per presenziare solennemente ai funerali di Stato a Caracas; insieme a lui Ornella Bertorotta, capogruppo alla commissione Affari esteri del Senato e Vito Petrocelli, vice presidente del Comitato Italiani all’estero. E certamente sempre più solidi sono stati i rapporti con Maduro, tanto da aver tenuto l’Italia al di fuori del gruppo dei paesi europei che hanno poi riconosciuto l’autorità di Guaidò, suo rivale. È il 4 febbraio 2019 quando un post di Alessandro Di Battista invita il governo a mantenere una posizione “neutrale” rispetto alla crisi venezuelana: «L’Europa – scriveva l’ex deputato – dovrebbe smetterla una volta per tutte di obbedire agli ordini statunitensi». Si contano poi diversi interventi a firma Manlio Di Stefano: tra questi, il post del 4 marzo 2017, nei giorni in cui l’attuale sottosegretario agli Esteri guidava una delegazione pentastellata in visita in America Latina: in Venezuela, racconta il parlamentare, il M5s tenne «diversi incontri con i rappresentanti delle organizzazioni regionali dell’America Latina, come la Celac, l’Unasur e l’Alba-Tcp» nonché «incontri bilaterali con i diversi rappresentanti governativi della regione» che arrivarono a Caracas il 5 marzo in occasione dell’anniversario della morte di Hugo Chavez. Il Riformista ha sentito anche una intellettuale venezuelana che vive a Roma.

«Due volte un bollettino ufficiale interno alla comunità venezuelana ha raccontato di aver ricevuto Beppe Grillo in Ambasciata», ci dice. «Lo avevo trovato da subito molto strano perché descriveva gli incontri, pure riservati con Grillo, con la solennità dei protocolli dedicati ai cerimoniali di Stato», ci dice. E prosegue: «Non ho alcun dubbio sul fatto che il Venezuela ha tentato in tutti i modi di influenzare la politica italiana. Maduro era molto criticato e cercava una sponda in Italia come in Spagna», ci dice la nostra fonte che vuole rimanere riservata: «Se scrivete il mio nome, l’ambasciata non mi darà più il visto sul Passaporto per tornare a casa». E sono tante le circostanze, gli incontri, le interlocuzioni tra M5s e ambasciata del Venezuela. Così come numerosi gli intrecci tra i vertici del potere di Maduro e l’Italia. Il denaro che serviva a finanziare illegalmente la politica proveniva – è l’ultima rivelazione di Carvajal – dalla potente cassaforte petrolifera del paese, la Pdvsa. A capo della quale, durante gli anni di Chavez, era stato posto Rafael Ramirez (al vertice di Pdvsa dal 2004 al 2014) che di Chavez è stato anche ministro dell’Energia e del petrolio. Da anni lo cercano a Caracas, ma lui non si fa trovare. Vive in Italia, dove ha due case. Una a Roma e una in Piemonte.

Luoghi nei quali – è il sospetto di Carvajal – sarebbe transitata anche la persona incaricata di inviare i soldi a Casaleggio, che secondo l’ex capo dei servizi segreti militari era l’allora ministro dell’Interno, Tareck el Aissami, attuale ministro delle Industrie e della produzione nazionale del governo Maduro. Per la Casa Bianca, El Aissami è la chiave di volta delle operazioni di narcotraffico che alimentano denaro illegale al chavismo e gli Usa offrono 10 milioni di dollari per la sua cattura. Secondo un file segreto compilato da agenti venezuelani e consultato dal New York Times, El Aissami e i suoi parenti «hanno aiutato militanti di Hezbollah ad infiltrarsi nel Paese, hanno fatto affari con un narcotrafficante e hanno custodito 140 tonnellate di sostanze chimiche che si ritiene venivano usate per la produzione di cocaina». C’è di che chiedere conto a Giuseppe Conte, come ieri hanno iniziato a fare forze politiche diverse, come mai il suo partito ha così indefessamente difeso le tesi chaviste e il regime di Maduro. E se il sottosegretario agli Esteri, Di Stefano, ha memoria di aver incontrato nei suoi viaggi venezuelani qualcuno dei generosi amici di cui si cominciano a fare i nomi.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.