Politica
Il Cdm corregge il dl Sicurezza, Giachetti: “Decreti che si rincorrono. È il fallimento del governo”
Un po’ come succede in un incontro di boxe, quando il pugile che sembra al tappeto si rimette in piedi e sfodera un colpo micidiale. Da una situazione di apparente sconfitta si entra nel tunnel dell’imprevedibilità, dove tutto può cambiare in un attimo. È il bilancio di giornata per Giorgia Meloni e la sua maggioranza, che incassa due buone notizie. A Montecitorio si va verso l’approvazione definitiva del controverso decreto sulla sicurezza. Con annessa correzione siglata contestualmente a Palazzo Chigi per sanare le anomalie segnalate dal Quirinale e dall’Avvocatura. L’altro balsamo arriva dalla Corte di Giustizia Ue: “Il protocollo Italia-Albania è compatibile con le norme Ue sul rimpatrio e l’asilo, a condizione che i diritti dei migranti siano pienamente tutelati”. Lo scrive l’avvocato generale Nicholas Emiliou, nel parere non vincolante che anticipa la futura sentenza dei giudici di Lussemburgo.
I commenti. Bonelli a Meloni: “Poco da festeggiare sui centri”
Il diritto Ue “non impedisce” a un Paese di istituire i Cpr al di fuori del proprio territorio, sottolinea l’avvocato. Quanto basta alla premier per tirare un sospiro di sollievo: “Viene confermata la validità della strada che abbiamo indicato, e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate”. La barra è dritta: “Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete”. Tira le conseguenze il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami: “Sono state smentite le sinistre antinazionali”. Da Bruxelles gioisce l’eurodeputata della Lega, Susanna Ceccardi: “Smacco evidente per chi tifava contro il lavoro dell’esecutivo sulla gestione dell’immigrazione irregolare”. Si improvvisa guastafeste il co-leader di Avs, Angelo Bonelli: “Dico a Giorgia Meloni che sul tema dei centri per migranti ha ben poco da festeggiare. Il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea è un parere e non è vincolante”.
La maratona delle opposizioni e il voto finale
Ieri, sempre a Montecitorio, è andata in scena la maratona delle opposizioni sulla sicurezza. Riepilogo della situazione: dopo l’illustrazione nella notte degli ordini del giorno, ieri mattina i testi sono stati votati a raffica. Poi le dichiarazioni di voto con il trucco: tutti i deputati delle opposizioni si iscrivono e si cancellano per perdere tempo. Una forma di ostruzionismo che porterà al voto finale intorno alle 11 e mezza di stamani. C’è spazio anche per qualche “risentimento” per il voto stile catena di montaggio. Ironizza la 5 Stelle Valentina D’Orso: “Non pensavo servisse un allenamento fisico per sedere in Parlamento”. Dallo scranno tuona Elly Schlein: “Questo decreto contiene chiare limitazioni a delle libertà fondamentali”. Per la segretaria del Pd, “lo scrive il Csm: quella norma può restringere la libertà costituzionale di manifestare”. La morale: “Repressione del dissenso anche pacifico, nessuna prevenzione per contrastare la povertà educativa, la marginalità, il disagio sociale”. Una requisitoria senza sconti: “Ma come vi è venuto in mente di trasformare la nobile professione dell’avvocato in mero esecutore della volontà di chi governa sui rimpatri?”. E una sentenza senza appello: “È arroganza del potere”. Durissimo in dichiarazione di voto il deputato di Italia Viva, Roberto Giachetti: “È il fallimento del governo. Fare decreti che di volta in volta si rincorrono, illudendo gli italiani con un approccio puramente punitivo, securitario e giustizialista”. Annuncia il voto contrario di Azione anche il deputato Antonio D’Alessio: “È un pasticcio della maggioranza, contiene disposizioni incostituzionali e un correttivo già pronto che ne certifica l’errore”.
Ammette qualche problema il forzista Raffaele Nevi: “Non c’è dubbio che ci sia stata una sottovalutazione di un emendamento parlamentare, che ha provocato una reazione, secondo noi anche fondata, degli avvocati”. Cosa succederà oggi in Consiglio dei ministri? “Condividiamo il principio sul quale si sta lavorando, cioè modificare in parte la norma senza stravolgere il principio generale”, risponde Nevi. In pratica: “Dobbiamo aiutare sia quelli che vogliono difendersi e non rimpatriare, sia quelli che vogliono rimpatriare volontariamente; altrimenti si crea l’assurdità che l’Italia paga solo per chi si oppone al rimpatrio”. Insomma, i guantoni si incrociano, i boxer si studiano, la guardia resta alta. Il match continua: la maggioranza incassa, l’opposizione punta tutto sul fiato lungo del terzo tempo.
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