Il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura, organo del Consiglio d’Europa, ha denunciato casi di maltrattamento e uso eccessivo della forza avvenuti nelle carceri italiane, nel rapporto pubblicato questa mattina a seguito delle visite effettuate nei mesi scorsi nelle prigioni di Biella, Opera di Milano, Saluzzo e Viterbo.

I MALTRATTAMENTI IN CELLA – In particolare nella prigione di Viterbo, è stato ricevuto dalla delegazione del Comitato un numero considerevole di accuse di maltrattamenti fisici. Il rapporto descrive diversi casi dove le lesioni osservate e le prove mediche registrate erano compatibili con le accuse mosse dai detenuti. In particolare tali maltrattamenti consistevano principalmente “nell’estrarre i detenuti dalla loro cella a seguito di un evento critico e nell’infliggere loro calci, pugni e colpi di manganello in luoghi non coperti da telecamere a circuito chiuso. Il Comitato ha potuto osservare nelle cartelle cliniche dei detenuti in questione descrizioni di lesioni corporali considerate compatibili con le accuse di maltrattamento”.

SOVRAFFOLLAMENTO E CONDIZIONI AL LIMITE – Il Comitato si è detto poi “preoccupato per il costante aumento della popolazione carceraria e dal fatto che un gran numero di prigionieri non ha lo standard minimo di 4 metri quadri di spazio vitale in celle a occupazione multipla”. Per quanto riguarda i detenuti soggetti al regime di massima sicurezza, il Cpt ha riscontrato alcune carenze rilevanti come assenza di ventilazione negli allegati sanitari e problemi persistenti con la fornitura di riscaldamento e acqua calda. Inoltre il Comitato ha dichiarato che occorrerebbe ampliare la gamma di attività offerte ai prigionieri di massima sicurezza.

ABOLIRE L’ISOLAMENTO DIURNO PER ERGASTOLANI – Passando alle varie forme di isolamento e segregazione dei prigionieri, il Comitato ha espresso nel rapporto che l’isolamento diurno per gli ergastolani è anacronistico e dovrebbe essere abolito. Tale punizione aggiuntiva di reclusione, scrive il Comitato, “può avere effetti dannosi ed è in contrasto con il principio di risocializzazione dei detenuti”.

‘RIFORMARE’ IL 41 BIS – Il Cpt fa poi appello alle autorità italiane affinché si impegnino a “riflettere seriamente sull’attuale configurazione del regime di 41 bis fornendo ai detenuti in tutto il sistema carcerario una gamma più ampia di attività e aumentando diritti di visita e telefonici”. Inoltre considera che il collocamento nelle cosiddette “aree riservate” dovrebbe essere limitato nel tempo alla luce delle loro stesse condizioni restrittive.