«È una storia di ingiustizia». Antonio Ingroia, ex procuratore aggiunto di Palermo e ora avvocato non ha dubbi: «Benedetto Bacchi non ha nulla a che fare con la mafia». Ingroia, dismessi i panni dell’accusatore, da qualche anno ha intrapreso la professione forense. Fra i suoi assistiti c’è Benedetto Bacchi, uno dei maggiori imprenditori italiani nel settore dei giochi e delle scommesse. Per i suoi ex colleghi della Procura del capoluogo siciliano, Bacchi avrebbe messo a disposizione delle famiglie mafiose la propria rete di agenzie di scommesse, circa settecento in tutta l’Isola.
Del milione di euro al mese di profitti, sempre secondo i pm, tra i trecento e gli ottocento mila euro all’anno sarebbero poi stati distribuiti ai clan.

Fra le accuse, oltre all’immancabile concorso esterno in associazione mafiosa, una sfilza di reati tra cui il riciclaggio e l’illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso. Bacchi venne arrestato, insieme ad altre trenta persone, nell’ambito dell’operazione “Game over” condotta dalla Squadra mobile e coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvo De Luca e dai pm Roberto Tartaglia, Annamaria Picozzi e Amelia Luise. Dal giorno dell’arresto, avvenuto agli inizi di febbraio del 2018, Bacchi si trova nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo.

Il processo è iniziato l’anno scorso davanti alla quarta sezione del Tribunale, presieduta da Riccardo Corleo, a latere Giangaspare Camerini e Andrea Innocenti. Ingroia, dall’altra parte della barricata, sta cercando in questi mesi di dimostrare che Bacchi non mise le proprie aziende a disposizione della mafia. «Bacchi ha sempre negato di avere avuto rapporti con la mafia. Le accuse nei suoi confronti si basano solo sulle testimonianze dei pentiti», esordisce Ingroia. «Purtroppo – aggiunge – non è facile riuscire a dimostrare l’assenza di legami da parte di Bacchi con Cosa Nostra». L’indagine Game Over, infatti, ha fatto “scuola”. «Ci sono persone che hanno fatto carriera con questa operazione, citato come modello pure dalla Commissione antimafia», puntualizza Ingroia, toccando con mano gli effetti deleteri delle indagini mediatiche. «Bacchi – prosegue l’ex magistrato – ha scelto di difendersi nel processo, non optando per il rito abbreviato con condanna certa».

A complicare tutto, poi, il Covid. Eh già. Il carcere di Tolmezzo è stato uno dei primi focolai del Covid. Bacchi è stato anche contagiato e ora è in un profondo stato di depressione. Le istanze di scarcerazione sono state sempre tutte respinte. Ingroia, però, non si è perso d’animo e ha presentato nei giorni scorsi ricorso al Tribunale del Riesame.
L’ordinanza che ha bocciato la scarcerazione per Bacchi «si caratterizza per uno stupefacente ‘appiattimento’ sul parere del pm, tale da far dubitare che il Tribunale abbia effettivamente sottoposto a vaglio critico le contrapposte ragioni della difesa». Anche le perizie mediche non sono state prese in considerazione. Bacchi è dimagrito di oltre trenta chili ed è in uno stato di profonda prostrazione dopo tre anni trascorsi in regime di alta sorveglianza, senza poter vedere la propria famiglia a mille e duecento chilometri di distanza.

È «stupefacente l’omessa valutazione degli accertamenti clinici attestati dal perito d’ufficio nominato dallo stesso Tribunale», precisa Ingroia. Il Tribunale, nel respingere la scarcerazione, ha affermato che «…in ogni caso deve essere valutato anche sulla base del rapporto, all’evidenza tutt’altro che equilibrato, esistente tra il notevole peso iniziale e l’altezza del detenuto». «Secondo il Tribunale, dimagrire in carcere avrebbe quasi fatto bene», ironizza Ingroia. Per l’ex toga sarebbero venute meno anche le esigenze cautelari: «L’intero impianto accusatorio è formato dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, tutti escussi come tutti i testi dell’accusa. È evidente, quindi, che l’escussione di tutti i testi del pm, il deposito della perizia sulle intercettazioni, hanno di fatto cristallizzato le prove a carico di Bacchi rendendole assolutamente immodificabili». La decisione è attesa a breve.