Luca Nogaris e Alessio Picelli dovevano tornare oggi in Italia. Erano a New York per lavoro, il primo artigiano, il secondo interior designer. Un terzo italiano che era con loro, e che con i due pernottava, li ha trovati nella loro stanza dell’albergo del Queens. Uno era già morto, il secondo in fin di vita, sarebbe morto di lì a poco. Sulla tragedia improvvisa che ha colpito i due soci di Rovigo indaga la Polizia di New York: una delle ipotesi è quella dell’overdose ma saranno solo i risultati delle autopsie a poter chiarire i fatti.

Nogaris e Picelli erano soci in affari. Erano partiti per gli Stati Uniti circa un mese fa, avevano un visto turistico ma era un viaggio di lavoro. Nogaris aveva 39 anni, era padre di tre figli, avuti dalla ex moglie. Era un artigiano specializzato nelle opere di muratura e impianti, era legato all’ambiente rugbistico. Il gruppo di tifosi delle Posse Rossoblù lo ha salutato sui social stringendosi “in un abbraccio sincero a Flavio Nogaris (il padre, giocatore molto conosciuto a Rovigo, ndr) per la scomparsa dell’amatissimo figlio Luca, ed esprimono le più sentite condoglianze a tutta la famiglia. Ti siamo vicini Flavio”.

Alessio Picelli aveva 48 anni, era sposato e originario di Villadose ma residente a Rovigo. Aveva fondato nel 2013, con un altro socio, una società di interior design che si chiamava Helementi Interiors. Viaggiava spesso tra New York e Miami. I soci si erano creati un bel giro di affari negli Stati Uniti. A New York dovevano ristrutturare l’appartamento di un cliente a Manhattan. Dormivano in una stanza Airbnb sulla ventinovesima strada nel Queens con un terzo socio.

Come ricostruisce Il Correre della Sera sarebbe stato quest’ultimo a ritrovare i due. “Ero uscito per fare compere da solo a Times Square, e loro erano usciti insieme – il virgolettato riportato dal quotidiano -, a tarda sera Luca mi ha scritto un messaggio per dirmi che erano rientrati, quando sono arrivato nella nostra stanza li ho trovati a terra, Alessio non respirava più, Luca rantolava, ho cercato di rianimarlo, ho chiamato i soccorsi, purtroppo non ce l’ha fatta”. Ha escluso che qualcun altro sia entrato nella stanza mentre lui era uscito.

Il socio, un uomo veronese, non parla di droghe anche se la pista che viene percorsa dalla polizia locale, e rilanciata con più insistenza dai media, è proprio quella di una presunta overdose. Sarebbero stati infatti trovati nella stanza e sequestrati oggetti legati al consumo di stupefacenti, forse lacci emostatici o siringhe – ma è tutto da confermare. Nessun segno di violenza sui corpi a quanto emerso dalle prime indiscrezioni. L’uomo è stato ascoltato a lungo ed è stato lasciato andare, tornerà a Verona nelle prossime ore. Dopo i risultati delle autopsie anche le salme saranno imbarcate verso l’Italia.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.