Dietro il piano rimpatri elvetico ci sarebbe l’Albania
Il paradosso dei flussi migratori, anche la Svizzera ci rimanda i richiedenti asilo (non graditi)
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Ma non sul tema migratorio, o almeno la Svizzera non sembra affatto di questo avviso. Dopo quattro anni di stallo, la Confederazione Elvetica riprende l’invio dei richiedenti asilo verso l’Italia, che nel 2022 aveva sospeso la riammissione dei dublinanti provenienti da altri Paesi europei. Adeguandosi alla linea di Berlino, la macchina si è già messa in moto: a partire da Berna i primi voli sarebbero già stati prenotati, con a bordo i primi 652 richiedenti asilo interessati. Con questa decisione, che avverrebbe di concerto con il nostro Paese, si vorrebbe dare piena esecuzione al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo; una scelta che, in realtà, svela una vera e propria chimera.
Sulla gestione dei flussi si consuma infatti un forte paradosso strutturale che affonda le radici nel vecchio meccanismo di Dublino: se un migrante tocca il suolo italiano, è l’Italia a doversene assumere la responsabilità. Su questo aspetto il Governo Meloni appare fermo: ad essere riammessi saranno soltanto i migranti giunti dopo il 12 giugno, data dell’entrata in vigore del nuovo Patto. L’Italia si trova così stretta in una morsa politica: da un lato il delicato equilibrio con la Spagna dopo gli eventi di Ceuta – con Schengen che risulta ancora parzialmente sospeso –, dall’altro la pressione dei Paesi del Nord Europa che spingono con decisione per riattivare i rimpatri dei dublinanti. Un cortocircuito che evidenzia la fragilità delle intese comunitarie, dove le esigenze di consenso dei singoli Stati finiscono per prevalere sull’ideale di una gestione davvero condivisa.
Altra questione non di poco conto, è quella di Faduma, giovane somala di 22 anni fuggita da un matrimonio combinato in Somalia, che ora sta ricevendo accoglienza in una Chiesa evangelica bavarese a Norimberga e che dovrà essere rimandata, a detta del Governo Merz, a breve in Italia. Dietro il piano rimpatri della Svizzera però ci sarebbe proprio l’Albania: il testo della mozione approvato nel giugno 2026 di fatto stabilirebbe che, i dublinanti di sua competenza, siano trasferiti nei CPR albanesi ma non solo; questo escamotage svizzero prevederebbe inoltre che le strutture albanesi diventino il transito per coloro che sono stati respinti dalla Svizzera e sono in attesa di rimpatrio.
Al di là della rassicurazione da parte di Magdalena Baker, portavoce della Confederazione elvetica, che afferma che il tutto avverrà in maniera graduale, non si può evitare di affrontare il macro-tema migratorio all’interno dell’Unione Europea. Nonostante le modifiche introdotte dal regolamento Ue sull’asilo e il rimpatrio, questo non cambia le regole di fondo delle vecchie regole di Dublino e questo deve fare riflettere su un vero meccanismo di solidarietà tra gli Stati Europei: l’illusione della coesione cede così il passo agli egoismi nazionali. E se l’Europa vorrà finalmente che tutto rimanga invariato, deve assumere una postura coraggiosa, oppure, rimarrà in preda all’instabilità dettata da flussi migratori non controllati.
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