Persino Pedro Sánchez l’ha definito un attacco alla sovranità spagnola, un’invasione premeditata di quello che è territorio sovrano del Regno di Spagna. Le immagini e i racconti che arrivano dalle due enclavi spagnole in Nordafrica sono impressionanti. Le prime ondate hanno colpito Ceuta, nel punto nevralgico della frontiera de El Tarajal: una marea che ha praticamente circondato e sovrastato come un’onda anomala la Guardia Civil e il confine con il Marocco, ma anche tra Marocco e Comunità Europea. Perché entrare a Ceuta significa entrare non solo in Spagna ma anche in Europa, e questo è un problema che riguarda tutti, perché ciò che è accaduto a El Tarajal è stato un vero e proprio assedio con tanto di breccia nelle mura che proteggono l’Europa. Mura che sono crollate sotto la spinta di una massa agguerrita e spregiudicata di uomini, strumenti della volontà dei trafficanti di esseri umani di aprire una nuova rotta e del Marocco, che ha voluto in un certo qual modo mandare un messaggio alla Spagna.

Oltre settemila persone si sono riversate in una città che ha ottantamila residenti. Una massa che ha devastato Ceuta e ingaggiato una guerriglia con le Forze dell’Ordine e l’esercito, aiutata forse anche dalla criminalità locale di origine magrebina con base nel Barrio del Príncipe Alfonso. Anche l’altra città spagnola in Nordafrica, Melilla, è stata oggetto di un lungo assedio e di una notte di vera e propria battaglia per le vie cittadine e al confine. Sono tante le domande che, una volta ristabilito l’ordine, dovremo porci, ora soprattutto che tutti gli alibi sono caduti e che la leggenda dei migranti “climatici” o dei “profughi” è stata dissolta dalle crude immagini di una marea di uomini che è stata utilizzata come massa di pressione e avanguardia di un processo che ha lo scopo di destabilizzare non solo la Spagna, ma l’intera Unione Europea. Ciò che è accaduto non può essere giustificato, tollerato o marginalizzato, ma deve essere analizzato e compreso per quello che è: un precedente pericoloso e minaccioso per tutti noi, persino un’arma di ricatto che la Spagna ha pagato per prima e per via della contingenza territoriale.

Il cambio della politica migratoria da parte dell’Europa e il pugno duro dell’Italia hanno messo in difficoltà — è un dato oggettivo — il traffico di esseri umani, e le “mafie”, come detto dallo stesso Sánchez, hanno utilizzato una sentenza del “Tribunal Supremo” come casus belli per spingere uno tsunami umano verso Ceuta e Melilla. Quindi, quando Giorgia Meloni parlava di traffico di esseri umani, aveva ragione nel sostenere che si dovesse combattere una guerra ai trafficanti e a quelle “mafie” che ne gestiscono il traffico. Forse chi non vuole capire avrà finalmente compreso che dall’immigrazione clandestina gli unici a guadagnarci sono i trafficanti, né i paesi invasi né le persone utilizzate come mero strumento di pressione. Dovevamo avere nuovamente i Mori alle porte per aprire gli occhi? Se l’ha capito Sánchez forse lo capiranno, forse, anche i sostenitori nostrani dell’immigrazione come valore e opportunità, senza distinguere tra clandestini e regolari.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.