Europa
Roma sospende Schengen con Madrid
Proprio nei giorni in cui il Parlamento italiano approva l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo, a Ceuta, enclave spagnola in Marocco, si abbatte una pressione migratoria devastante. Le stime parlano di circa 60.000 migranti entrati nelle ultime ore. Una situazione insostenibile.
Il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez ha invitato a respingere “l’uso demagogico e di parte” della crisi in corso, ma quale demagogia? Il dramma è nei fatti. La stessa Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen lo ha detto, sono “immagini inaccettabili”, e ha aggiunto “i rimpatri devono essere rapidi, come permettono le nostre regole”. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni – una delle prime voci europee, se non la prima – già dalle prime ore dell’emergenza aveva detto di valutare la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. Una proposta, quella italiana, accolta anche da altri Stati membri dell’Unione come la Finlandia e la Danimarca. “I Paesi che non adempiono al loro obbligo di proteggere il confine esterno non possono essere membri di Schengen”, ha riferito la ministra dell’Interno finlandese Mari Rantanen.
Dichiarazioni nette, di buonsenso, con buona pace del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares che ha bollato come “indegna” la proposta e persino convocato l’ambasciatore d’Italia a Madrid. Ieri l’Italia ha disposto la chiusura delle frontiere marittime e aeree. È probabile che altri Paesi seguiranno l’esempio. Il vento, questa volta, in Europa è cambiato. Mentre il governo socialista di Sanchez continua a gestire il fenomeno migratorio basandosi sul credo “porte aperte”, l’Europa, fortunatamente, è andata oltre. Il Patto UE sulla Migrazione e l’Asilo, entrato in vigore il 12 giugno scorso – dalle procedure più rapide ai rimpatri più veloci, dai controlli più rafforzati alle frontiere alla creazione di hotspot in territori extra-UE – ne è la prova. Vertici e leader dell’UE chiedono a gran voce che si applichi. Solo Sanchez ha continuano in questi mesi a remarci contro, portando avanti una politica migratoria a parole definita “legale, sicura e ordinata”, rivelatasi poi un’accoglienza di massa incontrollabile. Mentre l’Europa cercava di abbattere l’immigrazione irregolare, la Spagna lanciava iniziative come la regolarizzazione di mezzo milione di immigrati senza documenti. Il risultato? Non solo, ma anche, il caos di Ceuta.
Perché se la politica si dimostra permissiva, è matematico che poi qualcuno se ne approfitti. In primis, i trafficanti e le organizzazioni criminali che sfruttano i flussi e lucrano sulla pelle dei migranti. È una parabola, questa, che ricorda molto il “Wir schaffen das” – “Ce la faremo”, pronunciato nel 2015 dall’allora Cancelliere Angela Merkel mentre accoglieva in Germania oltre 800mila migranti. Dieci anni fa il fanatismo dell’accoglienza era sparso in tutta Europa. Dieci anni fa l’immigrazione per l’UE era onere esclusivo dei Paesi di primo approdo.
Ora a Bruxelles (non solo a Roma) la visione è cambiata. E non di poco.
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