La Procura di Parma non riesce a gestire più di cinque fascicoli contemporaneamente. Soprattutto se questi fascicoli riguardano reati contro la pubblica amministrazione. Lo ha affermato ieri mattina, rispondendo alla Camera ad una interrogazione parlamentare, il sottosegretario per l’Ambiente Roberto Morassut (Pd), incaricato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di leggere l’incredibile risposta redatta dai burocrati di via Arenula.

Il caso, sollevato dal deputato di Forza Italia Pierantonio Zanettin, riguardava un procedimento penale le cui indagini preliminari erano durate un decennio. La Procura di Parma, pm Paola Dal Monte, a marzo del 2010 aveva iscritto nel registro degli indagati per il reato di abuso d’ufficio tutti i vertici dell’amministrazione parmigiana, dal sindaco al segretario generale, passando per il direttore del personale.

Secondo l’accusa, nel quinquennio 2005-2010, ci sarebbero state alcune assunzioni di dirigenti del comune di Parma in violazione del Testo unico degli enti locali. Per i finanzieri che avevano condotto le indagini tali assunzioni violavano i principi costituzionali di imparzialità della Pubblica amministrazione, causando un danno alle casse del comune di Parma per diversi milioni di euro. Del fascicolo, dopo una proroga ad ottobre del 2010, si erano perse le tracce, tornando in auge solo a distanza di un decennio, a febbraio del 2020, con una richiesta di archiviazione di ben due pagine da parte della stessa Procura.

Gli investigatori sono incorsi in errori”, aveva scritto la dottoressa Dal Monte, aggiungendo che “il criterio previsto dalla legge (per le assunzioni) appare del tutto rispettato”. In dieci anni i finanzieri erano riusciti ad esaminare solo “due contratti su diciotto”. Il gip Mattia Fiorentini, compilando a penna un modulo prestampato, aveva disposto il mese successivo l’archiviazione per prescrizione per tutti gli indagati, senza entrare nel merito della vicenda. Per Morossut “non appare sussistere alcun allarmante o comunque anomalo stallo investigativo-procedurale tale da giustificare l’esercizio dei poteri ispettivi e di promozione dell’azione disciplinare di titolarità del Ministero di Grazia e Giustizia (sic!), considerato che allo stato non si rinviene alcun profilo di responsabilità da parte dei magistrati di Parma”.

Il motivo? “L’immane impegno investigativo” per affrontare, appunto, questi cinque fascicoli. Morassut ha, quindi, elencato con dovizia di particolari i vari procedimenti che hanno inchiodato la Procura di Parma per un decennio, omettendo di indicare che, tranne alcuni posizioni definite con il patteggiamento in sede di indagini preliminari, nessuno di loro è ancora giunto ad una pronuncia definitiva.

Morassunt, per giustificare i pm, si è anche lanciato in una sfida alla legge Pinto, sottolineando che un fascicolo del 2011, “relativo ad ipotesi di concussione a carico di due dirigenti del comune di Parma”, “pende attualmente nella fase dibattimentale”. Viene da chiedersi che giustizia sia quella che in dieci anni non riesce a definire, nemmeno in primo grado, un processo a carico di due imputati. Ma tant’è.  Morassut, prima di concludere, ha poi giocato la carta valida per tutte le stagioni: la carenza d’organico.

Una giustificazione tarocca dal momento che la Procura di Parma, la cui pianta organica è stata anche aumentata, non ha da molti anni scoperture degne di nota. Laconico il commento di Zanettin: “Una risposta farcita di giustizialismo. Pareva l’avesse scritta Piercamillo Davigo”. In serata è intervenuto anche uno degli indagati, l’ex assessore al Personale del comune di Parma Giovanni Paolo Bernini (FI): “Tanti cittadini onesti e incensurati sono stati sottoposti per anni ad una gogna mediatica prima di essere scagionati”. Due degli indagati, l’ex sindaco Elvio Ubaldi e la dirigente Raffaella Rampini nel frattempo sono morti.

Bernini ha anche ricordato che “i finanzieri che hanno redatto i verbali errati sono stati tutti promossi”. Guido Mario Geremia, l’allora comandante provinciale della guardia di Finanza che condusse le indagini, dopo aver ricevuto un encomio per l’attività svolta, è stato promosso generale e destinato al prestigioso incarico di comandante regionale della Calabria, divenendo uno dei più importanti collaboratori del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.