Colpo di scena a Reggio Emilia. Giovanni Paolo Bernini, ex assessore di Forza Italia al comune di Parma e grande “accusatore” del procuratore di Reggio Emilia Marco Mescolini, verrà sentito venerdì dai magistrati di Perugia che indagano sull’ex presidente dell’Anm Luca Palamara. La convocazione, firmata dal pm Gemma Miliani, è stata notificata ieri a Bernini. Oggetto dell’interrogatorio, quasi sicuramente, le modalità con cui Mescolini venne nominato a capo della Procura della città emiliana in piena gestione Palamara.

Il fascicolo, al momento, è senza indagati. La pubblicazione in queste settimane della chat di Palamara con Mescolini, entrambi appartenenti ad Unicost, aveva svelato il pressing fortissimo di quest’ultimo nei confronti dell’ex zar delle nomine a Palazzo dei Marescialli. Pressing che andò avanti per mesi fino a quando Mescolini non divenne procuratore di Reggio Emilia a luglio del 2018. «Su Reggio fai di tutto per chiudere. È importante per tutto», scrisse in uno di questi messaggi Mescolini a Palamara. Un messaggio dal contenuto “criptico” che è stato oggetto in questi giorni di diverse interrogazioni parlamentari finalizzate a conoscere che cosa volesse effettivamente dire il pm.

Bernini, indagato da Mescolini, e poi assolto, nell’ambito dell’indagine “Aemilia” per associazione a delinquere di stampo mafioso e voto di scambio, prima che esplodesse il Palamaragate aveva pubblicato un libro, Storie di ordinaria ingiustizia, in cui raccontava la propria vicenda giudiziaria e ricordava come fosse avvenuta la nomina di Mescolini. La Procura di Reggio Emilia, ricostruì Bernini, era vacante da luglio del 2017. Per il posto di procuratore avevano fatto domanda diversi magistrati. Alla fine erano rimasti in due, Mescolini e Alfonso D’Avino, allora procuratore aggiunto a Napoli.

La Commissione per gli incarichi direttivi aveva votato a maggioranza per Mescolini il successivo mese di ottobre. Il voto in Plenum era fissato per la seduta del 14 febbraio del 2018. Ci fu la discussione. I togati di Magistratura indipendente, la corrente di D’Avino, puntarono sulla sua maggiore anzianità e sul fatto che aveva già le funzioni semidirettive e una esperienza decennale nel contrasto ai reati contro la Pa e contro la criminalità organizzata.
La pratica venne rinviata alla seduta del 21 febbraio per poi essere rinviata a data da destinarsi. Il motivo di tale rinvio era dovuto al fatto che il Csm doveva trovare un posto a D’Avino per permettere a Mescolini di diventare procuratore di Reggio Emilia senza problemi. Le correnti si misero d’accordo e aspettarono che si liberasse la Procura di Parma per poter accontentare Mescolini.

D’Avino ritirò la domanda per Reggio Emilia e andò quindi a Parma.La ricostruzione di Bernini è stata confermata dall’ex laico del Csm Antonio Leone in una intervista al Riformista. «Il motivo dei rinvii? Altrimenti non ci sarebbe stata ragion d’essere per la copertura di una Procura importante che tutti sollecitavano da tempo». Ma perché Mescolini doveva andare per forza a Reggio Emilia? È lo stesso Bernini a sottolinearlo nel capitolo “Il pm ritira il premio”. Sulla conduzione dell’indagine “Aemilia” sarebbero stati fatti da Mescolini accertamenti a “senso unico”, solo su esponenti del centrodestra, senza valorizzare ad esempio gli esiti investigativi dei carabinieri sui rapporti fra esponenti locali del Pd e i clan cutresi.

Mescolini, ricordava poi Bernini, era stato capo ufficio dell’allora vice ministro dell’Economia Roberto Pinza (Pd) nell’ultimo governo Prodi. Un incarico che ne avrebbe appannato la terzietà. L’allora procuratore di Bologna Roberto Alfonso, sempre al Riformista, aveva dichiarato che erano tanti gli aspetti da approfondire emersi durante l’indagine “Aemilia”.  Roberto Pennisi, il sostituto della Dna che era stato applicato a questa indagine, aveva poi chiesto di non essere riconfermato proprio per contrasti sulla conduzione delle investigazioni e sui soggetti da sottoporre a custodia cautelare. La posizione di Mescolini, infine, potrebbe a breve essere anche oggetto di valutazione del Csm per eventuali profili di incompatibilità ambientale.