Altro che sequestro di matrice terrorista: l’imprenditore bresciano Alessandro Sandrini fu complice di una banda di tre persone, una truffa smascherata dalla Procura di Roma che ha disposto l’arresto dei ‘soci’ di Sandrini.

Ad accertarlo sono state le indagini condotte da Ros e Sco: al 35enne bresciano, attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di rapina e ricettazione per fatti avvenuti prima del suo sequestro, i tre ‘complici’ proposero il finto sequestro per ottenere in cambio il denaro ma, giunti in Turchia, Sandrini contro la sua volontà fu effettivamente venduto ad un gruppo vicino ad Al Qaeda e trasferito in Siria dove rimase dal 2016 al 2019, quando fu liberato.

L’italiano Alberto Zannini e gli albanesi Fredi Frrokaj ed Olsi Mitraj sono finiti in manette per l’accusa di concorso in sequestro di persona a scopo di terrorismo, mentre Sandrini è indagato per simulazione di reato e tentata truffa.

Come ricostruito dall’inchiesta coordinata dal procuratore Michele Prestipino e dal sostituto Sergio Colaiocco, a Sandrini venne suggerito di recarsi in Turchia, ad Adana, per simulare il rapimento in cambio di soldi. Giunto sul posto i tre complici lo consegnarono però al Turkestan Islamic Part, un gruppo che si richiama ad Al Qaeda ed è nato dal disciolto Jabhat Al-Nusr.

Secondo le indagini di Sco e Ros, Sandrini non attraversa un periodo economicamente felice e per questo accettò di sparire per alcuni mesi in cambio di denaro, non immaginando che il sequestro da finto sarebbe diventato vero.

Agli atti dell’indagine c’è anche la testimonianza di un amico di Sandrini, secondo cui l’imprenditore “contava di fare molti soldi con il falso sequestro“. Prima di partire per la Turchia l’imprenditore bresciano avrebbe spiegato al teste che “100mila sarebbero stati miei se gli avessi mantenuto il gioco, con la sua famiglia, i giornali e le forze dell’ordine”.

L’organizzazione italo-albanese aveva anche tentato uno stratagemma simile con un altro imprenditore di Rezzato, col finto sequestro da mettere in piedi ancora una volta in Turchia. Il tentativo questa volta però andrà a vuoto perché la vittima-complice non si presentò all’imbarco presso l’aeroporto di Orio al Serio di Bergamo il giorno prestabilito, il 25 settembre 2016.

In aggiunta a Sandrini e ai tre arrestati, sono indagata altre sei persone. Secondo gli investigatori era però l’albanese Fredi Frrokaj ad aver svolto “un ruolo centrale nell’economia generale delle attività illecite del gruppo”: Frrokaj era infatti “l’anello di congiunzione” tra i due sequestri e quello fallito “in virtu’ del ruolo operativo assunto in ognuno dei tre fatti oggetto di contestazione”.

Nel procedimento su Sandrini si cita infatti anche il caso di Sergio Zanotti, anch’egli imprenditore bresciano sequestrato che però non risulta indagato: anche lui scomparve nel 2016 e fu liberato nella primavera del 2019, a distanza di pochi giorni da Sandrini.