I risultati
Elezioni, sorpresa Venturini a Venezia. De Luca vince da solo a Salerno. Sinistra, dopo il referendum il vento non cambia
Dopo mesi di chiacchiere al vento sulla valenza politica del referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, hanno parlato le urne. Quelle vere: perché niente come il voto amministrativo dei sindaci restituisce una dimensione piena alla politica. Quel voto tasta il polso al cittadino, ascolta l’umore delle piazze, il vocio degli autobus, dei mercati, degli oratori.
La prossimità che mantiene il sindaco, nelle istituzioni, non ce l’ha nessuno. E ieri ha mostrato come non esista alcun vento a favore del centrosinistra. Ha rimesso a posto le ambizioni smodate di qualcuno, come quelli che s’erano messi a litigare tra Nazareno e Campo Marzo sui ruoli di maggior peso per il Pd nel prossimo governo, su Conte che dovrebbe “accontentarsi” di fare il ministro degli Esteri e sulle caselle prenotate da Avs. Game over, ripartire da zero. Perché l’illusione che il No al referendum avesse rivelato l’inversione di una tendenza nazionale, corroborata da qualche istituto sondaggistico non proprio ostile, adesso si rivela per quel che era. Solo un’illusione. È vero, i numeri adeguatamente interrogati finiscono per dire quello che si vuole, ma qui ci sono nomi e cognomi, con la fascia tricolore, che non parlano certo di un’Italia a sinistra, con tutta la loro originalità. L’Italia che esce dal voto amministrativo è un campo aperto.
La sorpresa del giovane Simone Venturini, ruggente come il Leone di San Marco, parla di tutt’altra tendenza: il successo dell’ex capo dell’Agesci veneziana, un profilo che ricorda il Matteo Renzi delle origini, segna uno dei più interessanti elementi di novità. Si vince al centro. Mediando, non polarizzando. Rimane che in Laguna, dove la nomenclatura del centrosinistra si era fatto vedere con Elly Schlein e Giuseppe Conte, il campo largo ha perso. Dove invece i leader nazionali non hanno messo il cappello, come a Salerno, il centrosinistra vince, ma lo fa attraverso una figura, quella di Vincenzo De Luca, talmente autonoma e refrattaria alla dirigenza del Nazareno da essersi salvata per tempo dalla stretta identitaria del Pd nazionale. De Luca è tutto fuorché organico a Conte e Schlein. Le città, antico fortilizio dem, lo sono sempre meno. Arezzo va al centrodestra, Reggio Calabria passa al centrodestra dal centrosinistra.
Effetto Vannacci
Va poi tenuto conto dell’effetto-Vannacci. Alla sua prima prova, a Vigevano, Pavia, Futuro Nazionale ha sfiorato il 15%, dimostrando da subito come e quanto andrà a pesare a favore della bilancia del centrodestra. In questo contesto, il peso specifico di riformisti e centristi è destinato a fare la differenza. Ieri hanno privilegiato la politica di più forni. A Venezia avevano visto giusto, puntando su Venturini. Altrove hanno supportato candidati civici, con figure indipendenti che hanno superato bene la loro prima prova. Nessuno pensi, tra tante incognite, di poter fare a meno di quel 5-10% che ormai, voto dopo voto, si consolida in un polo che non è rappresentato da un soggetto politico univoco, ma ha un unico corpo elettorale. Del quale sarà impossibile fare a meno per vincere le prossime elezioni.
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