I casi di ebola a Milano
Ebola, due persone rientrate dall’Uganda con la febbre ricoverate al Sacco di Milano. Attivato il protocollo
Si tratta di un uomo di 30 anni e una donna di 33 anni, cooperanti nella provincia di Como. Familiari sottoposti a sorveglianza e monitoraggio, in corso analisi necessarie
All’ospedale Sacco di Milano, specializzato in malattie infettive, il ricovero di due pazienti a rischio ebola ha fatto attivare il protocollo speciale. L’allerta è scattata all’alba di oggi, lunedì 25 maggio, a Lurate Caccivio e Bulgarograsso, in provincia di Como, per due persone atterrate all’aeroporto di Malpensa con un volo da Addis Abeba. I pazienti in questione sono un uomo di 30 anni e una donna di 33 che, di ritorno dall’Uganda, hanno entrambi manifestato sintomi riconducibili ad un contagio di ebola. I risultati degli esami a cui sono stati sottoposti, arriveranno nelle prossime ore.
Come spiegato da Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, si tratta di due cooperanti italiani che hanno trascorso tre mesi con i missionari comboniani in Uganda, in una regione al confine con il Congo, Stato dove è scoppiato un vero e proprio focolaio della malattia. I test sono in corso e, nonostante i sintomi riconducibili all‘ebola, non è ancora stato confermato che si tratti effettivamente del virus. I familiari dei ricoverati sono stati sottoposti a sorveglianza e monitoraggio.
Bertolaso: “Potrebbe trattarsi di malaria”
A riguardo, Guido Bertolaso ha dichiarato: “Pensiamo che probabilmente la causa di quei sintomi sia quella di una malaria anche cerebrale o di un virus gastrointestinale. Una di queste due persone ha un precedente nel nucleo familiare e questo ci fa pensare che sia questa la causa“. Siccome però la zona dell’Uganda dove si trovavano i due cooperanti non è lontana dalla Repubblica democratica del Congo, dove è in corso un’emergenza di ebola, sono scattate le procedure previste. Gli esiti delle analisi infettivologiche saranno resi noti già in serata.
I sintomi
A Laurate Caccivio, in provincia di Como, è stato attivato il protocollo sanitario per sospetti casi di ebola. Così è stato comunicato da Serena Arrighi, sindaca del paese, che in una nota ha informato la cittadinanza delle procedure messe in atto. Due persone, sbarcate alle 5,50 di ieri con un volo da Addis Abeba a Malpensa, provenienti dall’Uganda, avevano sintomi riconducibili all’ebola. Per questo motivo, sono state isolate e portate dai vigili del fuoco all’ospedale Sacco di Milano, in attesa dei risultati dei test. I due cooperanti, hanno presentato febbre, nausea, problemi intestinali, vomito e sintomi neurologici.
Si trovavano in un gruppo di 7 persone, composto di due nuclei familiari, e tra loro c’è anche una bambina di un anno che ha avuto la malaria. Per questo motivo, si stanno facendo accertamenti anche per cercare tracce di “Plasmodium“, il parassita che provocherebbe questa malattia. In Uganda, al momento, i casi certificati di ebola sono pochi, molto meno numerosi di quelli che si registrano nella Repubblica democratica del Congo.
Rischio molto basso in Italia
Il ministero della Salute italiano, afferma che “in Italia il rischio ebola resta molto basso, il sistema nazionale di preparazione e risposta delle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate“. Il ministero, continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell’evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Inoltre, sta monitorando costantemente l’evolversi della situazione relativa al virus in stretto contatto con le regioni, l’Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti.
Domenica 24 maggio, il dipartimento della prevenzione del ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell’Hsc-health security committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell’Interno, dell’unità di crisi, dell’Istituto superiore si sanità, del coordinamento interregionale prevenzione, dell’Istituto Spallanzani, dell’ospedale Sacco di Milano e del policlinico San Matteo di Pavia.
© Riproduzione riservata






