La rivoluzione digitale apre la strada a nuovi ruoli e opportunità
Intelligenza Artificiale e lavoro: programmatori, analisti di mercato e figure di supporto tecnico-informatico sono le figure più a rischio
Ma l’avvento dell’IA non sarà catastrofico: l’impatto in molte attività quotidiane resterà limitato
L’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando il mondo, ma gli effetti concreti sul mercato del lavoro sono ancora meno evidenti di quanto spesso si pensi. Lo suggerisce uno studio realizzato dagli economisti Maxim Massenkoff e Peter McCrory e pubblicato da Anthropic, l’azienda che sviluppa il sistema “Claude” e oggi al centro della politica internazionale per aver fatto causa al Pentagono in tema di utilizzo di IA a scopi militari senza limiti. L’analisi cerca di capire quali lavori siano più esposti all’Intelligenza Artificiale considerando non solo ciò che l’IA potrebbe fare in teoria, ma anche come viene effettivamente utilizzata nelle attività quotidiane. Il risultato mostra che esiste ancora un ampio divario tra il potenziale dell’IA e il suo uso reale.
Le professioni più esposte sono quelle legate alla produzione, analisi o gestione di informazioni digitali: programmatori, operatori di assistenza clienti, addetti al data entry, analisti di mercato, analisti finanziari e figure di supporto tecnico informatico. In questi ambiti, l’Intelligenza Artificiale può aiutare a scrivere codici, sintetizzare documenti, analizzare grandi quantità di dati o rispondere automaticamente alle richieste dei clienti. Anche alcune attività amministrative e di ufficio, come la redazione di report, la gestione di e-mail o la preparazione di documenti, possono essere accelerate dall’uso di sistemi di IA generativa.
Molto meno esposte risultano invece le professioni che richiedono lavoro manuale, presenza fisica o interazione diretta con le persone. Lavori come cuochi, meccanici, baristi, addetti alle pulizie, operatori della manutenzione o tecnici specializzati sono difficilmente sostituibili da sistemi di IA. Anche molte professioni nei servizi alla persona, come assistenti sanitari, educatori o operatori sociali, richiedono competenze pratiche e relazionali che la tecnologia non è ancora in grado di replicare. Un segnale da non sottovalutare riguarda i giovani. I lavoratori tra i 22 e i 25 anni sembrano essere assunti con meno frequenza nei ruoli più esposti all’automazione. Questo potrebbe indicare che l’impatto dell’IA emerge prima nelle nuove assunzioni piuttosto che nei licenziamenti.
Nonostante l’evoluzione in questo campo corra veloce, siamo solo all’inizio di una trasformazione più ampia. L’IA ha il potenziale per cambiare profondamente molte professioni, ma il suo impatto nelle attività quotidiane resta ancora limitato. In molti casi questi strumenti vengono utilizzati per affiancare i lavoratori, velocizzare alcune attività e aumentare la produttività. Come spesso accade con le grandi innovazioni tecnologiche, l’Intelligenza Artificiale potrebbe quindi non solo modificare alcune professioni esistenti, ma anche contribuire alla nascita di nuovi ruoli e opportunità economiche che oggi sono ancora difficili da prevedere.
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