Democrazie in Progress
Il racconto (surreale) dell’economia italiana
La favola degli italiani formichine: quando i numeri sembrano raccontare una storia rassicurante, ma il potere d’acquisto prende tutt’altra strada
C’è una favola che torna spesso nel racconto dell’economia italiana: quella degli italiani prudenti, parsimoniosi, quasi improvvisamente diventati “formichine”. Potrebbero spendere di più, ci viene detto, ma scelgono di non farlo. Accantonano, risparmiano, si difendono dal futuro con una virtù antica che oggi viene letta come segno di maturità collettiva.
È una storia ordinata, rassicurante. E proprio per questo funziona.
Il punto, però, è che, come in molte favole ben costruite, la morale rischia di essere scollegata dalla realtà materiale in cui vivono i protagonisti. Negli ultimi mesi i dati mostrano un aumento del reddito disponibile. Il dato è corretto. Ma è un dato nominale, non reale. Nel frattempo, l’inflazione – soprattutto quella che incide sui beni essenziali: energia, alimentari, servizi – ha eroso quasi integralmente quella crescita. In alcuni casi l’ha superata.
Tradotto in termini semplici: se a fine mese entrano più euro ma per vivere ne servono quasi altrettanti in più, la possibilità di spendere non aumenta. Si difende appena. Non siamo di fronte a una nuova virtù collettiva, ma a una razionalità forzata.
Eppure, la narrazione che prende piede è diversa. Il rallentamento dei consumi viene interpretato come una scelta. Il risparmio come prudenza. È una lettura che non nasce da un errore nei numeri, ma da una selezione del punto di vista.
Raccontare il reddito senza raccontare il potere d’acquisto è come descrivere la navigazione senza considerare la direzione del vento. Le manovre e le virate ci sono, ma la meta si allontana.
Il problema non è morale, è civico. Un’informazione che si limita a trasmettere dati senza ricostruirne il significato reale non mente, ma non aiuta a capire. E non è una questione di criticare il governo del momento o sostenere tesi aprioristicamente contro come un’opposizione politica o sociale qualsiasi: senza comprensione non c’è valutazione delle politiche pubbliche, non c’è confronto informato, non c’è partecipazione consapevole alla cosa pubblica.
La democrazia non si nutre di numeri isolati, ma di nessi spiegati. La vera domanda, allora, non è perché gli italiani non spendano di più, ma diventa: perché, nonostante la crescita nominale dei redditi, molti non possano permetterselo?
Finché continueremo a raccontare la favola delle formiche senza guardare il terreno su cui camminano, rischiamo di confondere la prudenza con la necessità. E una società che scambia la necessità per virtù smette, lentamente, di interrogarsi sulle proprie scelte collettive.
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