Mario è paralizzato dalle spalle ai piedi da 11 anni, dice di combattere “come un leone” da allora, non riconosce più la sua come una vita dignitosa, vuole “essere libero di scegliere sul mio fine vita”. Mario (nome di fantasia) è il primo malato a ottenere il via libera per il suicidio medicalmente assistito in Italia. L’ok è arrivato dal Comitato etico dell’Asl delle Marche (Asur) che ha ritenuto validi i requisiti della sua condizione per accedere al farmaco letale.

Quattro sono le quattro condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale: che il paziente sia tenuto in vita da trattamento di sostegno vitali; che sia affetto da una patologia irreversibile; che la sua patologia sia fonte di sofferenze intollerabili; che sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Il via libera è arrivato dopo il diniego dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale Marche (ASUR), una prima e una seconda decisione definitiva del Tribunale di Ancona, due diffide legali all’ASUR Marche. A verificare le sue condizioni un gruppo di medici specialisti nominati dall’ASUR Marche (il Comitato etico è un organismo indipendente formato da medici e psicologi che ha la responsabilità di garantire la tutela dei diritti dei pazienti).

Chi è Mario

“Adesso mi sento più leggero, mi sono svuotato di tutta la tensione accumulata in questi anni”, ha commentato Mario alla luce della decisione. È il primo paziente che potrà accedere al suicidio assistito dopo la sentenza “Cappato-Dj Fabo” emessa dalla Corte Costituzionale nel 2019. Ha 43 anni, è paralizzato dalle spalle ai piedi da 11 anni a causa di un incidente stradale. Nell’agosto del 2020 aveva avuto l’ok dalla Svizzera per andare a morire lì, dove il suicidio medicalmente assistito è consentito. Ha però scelto di seguire l’iter indicato dalla Corte Costituzione. La decisione dopo 15 mesi di pratica.

Da oltre un anno aveva chiesto all’Asl locale di verificare le sue condizioni di salute per accedere legalmente e in Italia al farmaco letale. Restano da individuare le modalità di attuazione. L’uomo potrà ora scegliere quando morire. Potrà farlo a casa, al fianco di sua madre e delle sue persone più care. Potrà comunque cambiare idea anche all’ultimo istante: soltanto lui può infatti autosomministrarsi il farmaco letale e non sarà consentito invece l’intervento di nessun medico (come succede invece con l’eutanasia).

Il messaggio di Mario

L’associazione Luca Coscioni ha reso noto un messaggio di Mario, nel quale il paziente spiega i motivi della sua decisione: “Purtroppo da 11 anni sono paralizzato dalle spalle ai piedi a causa di un incidente stradale, destino, colpa mia, non lo so, ma è andata così. Sto combattendo come un leone da allora ma a causa dei costanti peggioramenti della mia disabilità e la stanchezza mentale di vivere una vita che di vita naturale e dignitosa non ha più nulla, sono stanco e voglio essere libero di scegliere sul mio fine vita. Nessuno può dirmi che non sto troppo male per continuare a vivere in queste condizioni, negarmi un diritto dato da una sentenza della Coste Costituzionale sarebbe, oltre che una gravità assoluta, sarebbe condannarmi a vivere una vita fatta di torture, di umiliazioni e di sofferenze che io non tollero più. Si devono mettere da parte ideologismi, ipocrisia, indifferenza, e ognuno si prenda le proprie responsabilità perché si sta giocando sul dolore e le sofferenze di malati e persone fragili. Mario”.

L’associazione Luca Coscioni

A leggere a Mario, al telefono, il provvedimento del Comitato Etico è stata Filomena Gallo, Segretaria nazionale e avvocata dell’Associazione Coscioni che ha definito “molto grave la lunga attesa che Mario, primo malato ad aver ottenuto il via libera al suicidio medicalmente assistito in Italia, ha dovuto subire. Ora procediamo con indicazioni sull’autosomministrazione del farmaco”. L’avvocato è la co-difensore del 43enne. “Procederemo ora alla risposta all’Asur Marche e al comitato etico, per la parte che riguarda le modalità di attuazione della scelta di Mario, affinché la sentenza Costituzionale e la decisione del Tribunale di Ancona siano rispettate. Forniremo, in collaborazione con un esperto, il dettaglio delle modalità di autosomministrazione del farmaco idoneo per Mario, in base alle sue condizioni. La sentenza della Corte costituzionale pone in capo alla struttura pubblica del servizio sanitario nazionale il solo compito di verifica di tali modalità previo parere del comitato etico territorialmente competente”.

Il commento di Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni: “Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha a tutti gli effetti legalizzato il suicidio assistito, nessun malato ha finora potuto beneficiarne, in quanto il Servizio Sanitario Nazionale si nasconde dietro l’assenza di una legge che definisca le procedure. Mario sta comunque andando avanti grazie ai tribunali, rendendo così evidente lo scaricabarile in atto. Dopo aver smosso l’Azienda Sanitaria locale che si rifiutava di avviare l’iter, ora è stata la volta del Comitato Etico. Manca ora la definizione del processo di somministrazione del farmaco eutanasico”. Un “tortuoso percorso è anche dovuto alla paralisi del Parlamento, che ancora dopo tre anni dalla richiesta della Corte costituzionale non riesce a votare nemmeno una legge che definisca le procedure di applicazione della sentenza della Corte stessa. Il risultato di questo scaricabarile istituzionale è che persone come Mario sono costrette a sostenere persino un calvario giudiziario, in aggiunta a quello fisico e psicologico dovuto dalla propria condizione”.

Il referendum sull’eutanasia

Il suicidio assistito e l’eutanasia – per chiarire – non coincidono: nel primo il farmaco viene assunto autonomamente dal paziente; nell’eutanasia il medico ha invece un ruolo: in quella attiva somministra il farmaco, in quella passiva sospende le cure o spegne i macchinari. È solo la sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato che regolamenta il suicidio assistito e l’eutanasia attiva. Dal gennaio 2018 l’eutanasia passiva è regolata dalla legge sul testamento biologico.

Per Cappato è “certo che per avere regole chiare che vadano oltre la questione dell’aiuto al suicidio e regolino l’eutanasia in senso più ampio sarà necessario l’intervento del popolo italiano, con il referendum che depenalizza parzialmente il reato di omicidio del consenziente”. L’Associazione Coscioni ha appena raccolto e depositato alla Corte di Cassazione un milione e 240mila firme per il referendum sull’eutanasia attiva che vuole abrogare parzialmente la norma del codice penale che impedisce l’introduzione dell’eutanasia legale in Italia: qualora dovesse essere approvato l’eutanasia attiva sarà consentita nelle forme previste dalla legge sul consenso informato e il testamento biologico, in presenza dei requisiti introdotti dalla sentenza della Consulta sul “Caso Cappato”. L’eutanasia verrebbe invece punita qualora dovesse essere compiuta contro una persona incapace o nel caso in cui il consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minore di diciotto anni.

 

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.