Guglielmo Gava, 63 anni avrebbe presto iniziato il suo nuovo lavoro da autotrasportatore. Ma una terribile fatalità ha fatto sì che morisse schiacciato dalle ruote dello stesso camion che presto avrebbe iniziato a guidare. Al volante c’era il collega rumeno di 50 anni che aveva appena finito di spiegargli tutto del nuovo lavoro. È successo venerdì 26 marzo a Spresiano, in provincia di Treviso.

Gava, ex presidente provinciale, negli anni Novanta, della Fita Cna e membro esecutivo Unatrans di Treviso e residente a Scorzè, nel veneziano, si trovava a Spresiano sul tir con il collega per un giro insieme per farsi spiegare gli ultimi dettagli prima di iniziare il nuovo lavoro.

Verso le 18 è sceso per raggiungere la sua auto nel parcheggio accanto. Il collega rumeno ha iniziato la manovra e svoltando a destra, non si è accorto di Gava e lo ha investito. Disperato, subito ha chiamato i soccorsi sopraggiunti immediatamente in via Padania Industriale, di fronte all’Odissea, al di là della Pontebbana, ma per il collega non c’è stato nulla da fare.

Gli agenti hanno lungamente ascoltato il 50enne rumeno per capire cosa sia successo e perché non si fosse accorto del collega. Il 50enne era inconsolabile: “Ci siamo salutati, è sceso dal tir ed è andato verso il marciapiede – ha detto in lacrime -. Io ho controllato gli specchietti e ho svoltato a destra. Non mi ero accorto che era davanti al mezzo, non potevo vederlo”.

Gava lascia un figlio, Andrea. Era felice per il nuovo lavoro e mai si sarebbe potuto aspettare che quella giornata di gioia potesse finire così. Separato, in gioventù aveva studiato all’Itis Fermi. Da tutti conosciuto come “Mimmo”, era un grande tifoso della Juventus. Il 50enne rumeno è stato a lungo interrogato dagli agenti ed è stato sottoposto ai test di rito, per verificare se nel sangue avesse tracce di alcol o droga: gli esiti si conosceranno nei prossimi giorni. Nei suoi confronti la Procura di Treviso aprirà ovviamente un’inchiesta per il reato di omicidio colposo.

Il nome di Guglielmo Gava qualche anno fa finì sui giornali per una battaglia legale. Nel 2009 venne arrestato con le accuse di riciclaggio, poi diventato ricettazione e infine incauto acquisto. Un imprenditore lo aveva incaricato di portare un autocarro in Bulgaria. Non sapeva che il camion era stato noleggiato da un’ azienda di Casal di Principe (Caserta) poi risultata in odore di camorra.

Quando Gava stava per imbarcarsi a Bari venne arrestato: il camion risultava provento di un furto. Rimase 18 giorni in carcere, prima di tornare a casa con l’obbligo di firma. “Stava eseguendo un ordine del titolare – spiegò all’epoca il suo l’avvocato – non poteva sapere che i due camion erano stati rubati”. Impugnò la sentenza con la quale era stato assolto dalle accuse, in appello, ma per prescrizione. Voleva un’assoluzione con formula piena, per ottenere un risarcimento per ingiusta detenzione.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.