Il cessate il fuoco a Gaza è una buona notizia, ma guai ad incorrere in errori. Provenzano (Pd) ha dichiarato che la radice della crisi è l’irrisolta questione palestinese. Vero, ma l’analisi è incompleta. Sono da sempre favorevole a due popoli e due stati, ma l’altro fattore che ha scatenato il 7 ottobre è la cultura di morte che danneggia la stessa causa palestinese: se dai il tuo contributo a distruggere Israele e a colpire gli ebrei andrai sicuramente in paradiso.

50mila missili contro Israele

Khamenei e una parte dei Fratelli Musulmani sono i cattivi maestri di questa dottrina religiosa sull’esaltazione della morte. Non è solo propaganda ideologica. Nel 2024 Hamas, Hezbollah e Houti, armati dall’Iran, hanno lanciato più di 50mila missili contro Israele. Dato impressionante ma ignorato dai media. I musulmani sono 2 miliardi, e la percentuale dei radicalizzati è un mero zerovirgola. Il problema principale è che Russia, Turchia e Cina continuano a legittimare Hamas (e simili) ricevendo con tutti gli onori le loro delegazioni. L’auspicio è che le democrazie, a partire dalla rinnovata collaborazione Ue-Usa in materia di antiterrorismo, si concentrino su 4 punti: contrastare i terroristi sul piano militare, finanziario e culturale; monitorare, soprattutto negli Stati Uniti, finanziamenti agli atenei che spesso coprono insidiose azioni di influenza; comunicare pubblicamente la complicità delle autocrazie, Russia e Cina in primis; impegnare energie e risorse per trasformare radicalmente la Striscia di Gaza. Serve subito un Piano Marshall che assicuri alla popolazione civile palestinese, dopo 17 anni di dittatura di Hamas e 15 mesi di bombardamenti, un avvenire di libertà.

Israele e i sei fronti nemici

Infine il compito più difficile spetta ad Israele, tuttora circondato da ben 6 fronti nemici. La prima cosa che deve fare è spiegare i fallimenti di intelligence del 7 ottobre a cui ha accennato Isaac Ben Israel su queste colonne. I cittadini israeliani hanno il diritto di sapere perché gli alert degli operativi sono stati sottovalutati. Serve inoltre un’indagine indipendente in Israele sulle cause dell’altissimo numero di vittime civili, accendendo i riflettori sugli eccessi di difesa e i drammatici effetti collaterali che potevano essere evitati.

Gli errori di Netanyahu

Ci sono anche altre domande cruciali a cui Netanyahu dovrebbe rispondere. Hamas ha preso il potere a Gaza nel giugno 2007 uccidendo e ferendo centinaia di militari e poliziotti dell’Anp. Perché nei 16 anni successivi i governi guidati da Netanyahu hanno tollerato che la striscia di Gaza si trasformasse in un gigantesco arsenale di guerra con armi sofisticate, bunker e centinaia di chilometri di tunnel fortificati? Una possibilità è che Bibi abbia percepito i legami di amicizia con il Putin come una polizza di assicurazione nei confronti di Hamas. È certo però che dopo il 7 ottobre il Cremlino si è schierato subito con Hamas e Iran. Un errore politico di cui Netanyahu dovrebbe rendere conto al suo paese e all’intera diaspora ebraica, non certo l’unico.