C’è una Calabria che si sdraia e una che resta in piedi. A Roccella Jonica sono sbarcati 70 migranti, fra loro 28 sono risultati positivi al covid19. I migranti sono stati distribuiti in diversi centri della Calabria, a Roccella sono rimasti 20 minori non accompagnati e fra essi cinque ragazzi col virus. Di quelli sistemati ad Amantea 13 sono positivi, la gente del posto, una parte, è scesa in strada per chiedere che i migranti venissero portati altrove, si è sdraiata sull’asfalto e bloccato la statale. A Roccella nessuno ha protestato. Stanno ai lati opposti, Amantea e Roccella, la prima sul Tirreno l’altra sullo Jonio, centri turistici entrambi, con situazioni economiche migliori rispetto alla depressione finanziaria della Regione.

Rappresentano una Calabria opposta: una respinge, una accoglie. Una figlia dei tempi nuovi, della difesa a oltranza degli indigeni, degli interessi locali di ogni tipo. L’altra progenie di una tradizione culturale dell’apertura, l’accoglienza. Una che vive sempre più e una che non si rassegna a tramontare. La Calabria storica incarnata in una parola magica: “favorite”, che sta per spalancare la porta a chi bussa in casa e invitarlo alla condivisione prima di chiedere chi sia, cosa voglia, da dove venga. La Calabria nuova dei pochi protetti, di quelli che in qualche modo ce l’hanno fatta a vivere nella propria terra e il tanto o poco che hanno non sono disposti a dividerlo con nessuno. E la questione non è il razzismo, è solo banale egoismo. Un egoismo che si è sempre rifiutato di credere potesse allignare a certe latitudini. Invece, è bastato un frangente storico che posizionasse in modo privilegiato il sud, e i calabresi, alcuni, si sono comportanti come un nord qualunque. Il covid19 è passato di striscio in Calabria, 1000 infetti, poco più, e i fortunati si sono chiusi a riccio: hanno chiuso le porte addirittura ai loro consanguinei, cercando di impedire per come possibile il rientro dei calabresi residenti fuori: hanno invocato l’esercito sul Pollino, li hanno definiti untori.

Molti oriundi non sono scesi nei mesi passati, e molti non sono scesi e non scenderanno per passare la stagione estiva nella loro terra, come da tradizione. Il turismo in Calabria vale un quarto dei 35 miliardi di Pil, e l’80% di quel quarto è fatto di oriundi. Dopo aver propugnato una chiusura totale della loro Regione, ora i calabresi di giù offrono la loro terra come paradiso delle vacanze. Questa offerta da molti non è stata accettata, nonostante la nuova giunta, e il suo presidente Santelli, abbiano offerto pranzi e cene agli aderenti. Amantea vive di turismo, in nome di questo sacro principio la parte che lo ha fatto si è sdraiata sull’asfalto: gli infetti devono andar via perché bisogna proteggere i villeggianti. E anche se i migranti sono sigillati e nessuno corra pericoli, non sono un buon biglietto da visita per i turisti.

E pure Roccella è uno splendido luogo di villeggiatura, pieno di turisti, oriundi e non: nessuno si è steso in strada, e anche se del virus si ha paura nessuno si è spaventato o è scappato o ha minacciato di farlo. Vittorio Zito, sindaco di Roccella, ha detto: «Roccella ospita 20 migranti, minori non accompagnati, sbarcati la scorsa notte. Lo fa perché è un suo preciso dovere dettato dalla legge. Ma lo fa anche perché crede che quando è tuo dovere organizzare l’accoglienza dei minori non accompagnati – ragazzini di 13, 14 o 15 anni che hanno negli occhi la tristezza della fuga dalla propria casa, il dolore per quello che hanno visto e la paura per il futuro – lo fai al meglio e basta. Poi, quando ti dicono che tra di loro ci sono 5 casi di positività al Covid 19, ti metti subito al lavoro per gestire in piena sicurezza questa situazione, al fine di non generare alcun pericolo per i cittadini e i turisti. Ma facendo attenzione a non abbandonare nemmeno per un istante la preoccupazione di garantire il pieno rispetto della dignità di questi esseri così fragili. Sai che è possibile farlo. Perché puoi contare sulla straordinaria professionalità e disponibilità delle forze dell’ordine, sulla competenza dei medici dell’Usca e della task force regionale, sul supporto istituzionale della Prefettura, sul lavoro di magnifici volontari, sull’aiuto di una splendida squadra di amministratori e dipendenti comunali. E sai di poter contare sulla serietà dei tuoi concittadini. Sappiamo che dobbiamo farlo, perché è nostro dovere di uomini farlo».

La presidente Santelli ha chiesto al Governo che gli sbarchi cessino, ha minacciato di chiudere i porti, perché deve tutelare i residenti e i villeggianti. C’è una Calabria che resta in piedi, che dice: favorite. C’è una Calabria che si sdraia e chiude la porta. Sono due Calabrie opposte.