Un abbraccio, tante lacrime e il mar Mediterraneo fanno da cornice ad una storia commovente. Juniò Diara, 6 anni, è partito da solo dalla Libia per poter riabbracciare sua madre e la sorella gemella dopo cinque mesi di separazione. Nonostante le avversità della pandemia da coronavirus e un viaggio che avrebbe potuto costargli la vita, la voglia di rivedere la sua famiglia è stata più forte di tutto. Il piccolo Juniò ha attraversato in solitudine il mar Mediterraneo, nascosto a bordo di un peschereccio soccorso dalla Ocean Viking della Ong Sos Mediterranee.

Una volta arrivato in Italia ha trascorsa la quarantena sulla Moby Zazà ormeggiata ad Agrigento dove 28 migranti, salvati dalla Sea Watch, erano risultati positivi al Covid-19. Gli operatori della Croce Rossa sulla nave quarantena lo hanno accudito per due settimane, fino a quando non è riuscita a sbarcare a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Grazie a loro e all’aiuto della Croce Rossa di Crotone⁣ la mamma del piccolo viene rintracciata nel Cara di Isola Capo Rizzuto, riuscendo a portare a termine il loro congiungimento presso il centro di Sant’Anna alle porte della città calabrese. Una storia a lieto fine che in poco tempo è diventata virale e ha portato alla ribalta il tema dei migranti e dei lager in Libia. La scena dell’incontro tra Juniò e la mamma è stata immortalata in un video pubblicato sulle pagine social della Croce Rossa Italiana.

LA STORIA – Quella di Juniò è soltanto una delle tante drammatiche storie di immigrazione. Originario della Costa d’Avorio, il piccolo era partito alla volta dell’Europa con la sua famiglia nella speranza di un futuro migliore. Una volta arrivati in Libia, il padre muore lasciando di fatto Juniò da solo con la madre Aisha Binate, 22 anni, e la gemellina Rama. Dopo essere sopravvissuti ai campi di prigionia libici, la mamma e i gemellini erano riusciti guadagnarsi la libertà, andando a vivere con un’amica ivoriana in un alloggio di fortuna. Ma le condizioni in Libia non erano più tollerabili, così Aisha decide di partire con la figlia lasciando il piccolo Juniò nelle cure della sua amica. Dopo la perdita del marito, la donna non voleva che tutta la sua famiglia morisse in mare così ha deciso di non portare con sé il figlio maschio Juniò affinché almeno uno di loro sopravvivesse. Non potendo partire tutti insieme Aisha ha scelto così di partire insieme alla figlia che, in quanto bambina, avrebbe potuto incorrere in rischi maggiori.

La ragazza voleva solo mantenere la promessa fatta al marito, ovvero che sarebbero riusciti ad andare in Europa lontano dalla fame e dalle armi che, anche in Costa d’Avorio, li avevano costretti a cercare riparo altrove. Inizia così il viaggio di Aisha e Rama, che dopo aver attraversato il mare in un canotto vengono salvate dalla Ocean Viking e protette nel Cara di Crotone, il centro per richiedenti asilo. Ed è proprio qui che mamma e figlia ricevono la notizia più bella: l’arrivo di Junior, così come lo chiamano in famiglia.

Il bambino aveva come unico desiderio quello di riabbracciare la sua famiglia. Riesce così ad imbarcarsi di nascosto su un peschereccio per tutta la traversata, sfuggendo al controllo degli scafisti. L’imbarcazione viene assistita dall’equipaggio della Ocean Viking, la nave della Ong SOS Mediterranee, che intercetta il barcone in acque internazionali. Ma è durante il periodo di quarantena sulla Moby Zaza che la Ong viene a conoscenza della sua storia e scatta l’impegno per rintracciare sua mamma. Il centro diventa così un punto di partenza per la realizzazione di un desiderio di una vita migliore racchiuso in un commovente ritrovamento.