I thalasse, dove “i” stava per “la” e lo Jonio diventava la mare. Era femmina il velluto di smeraldo che si stendeva sotto il sud dell’Italia, quando i corpi erano animati da sangue greco, tutti erano xeno, l’altro, e non avrebbero potuto rifiutare loro stessi, la filoxenia era l’unica prospettiva possibile. Si apriva la porta a sé stessi. La gloria di cui ancora si orna il sud sta tutta in quell’epoca di mondo grande, con porte aperte, finestre spalancate e sangue che si mischiava al sangue intrecciando melodie di parole diverse, e comprensibili. Sulla Ocean Viking ci sono profughi che scappano da tredici diverse nazioni, si comprendono perché la lingua della paura, della disperazione, della diaspora, ha termini universali.

La nave della Ong Sos mèditerranèe ne ha raccolti 180, in quattro distinte operazioni di salvataggio. Si capiscono perché durante le notti delle traversate hanno messo in fila i loro corpi, unito i fiati, per riscaldarsi. Sotto il sole del mezzogiorno si sono fatti ombra a vicenda per dare meno superficie alle ustioni. Si sono spartiti l’acqua, il pane e le parole più incoraggianti che possedevano, che chi scappa deve avere con sé, più delle gambe, dei soldi. I thalasse, la mare, madre antica che ha partorito figli per terre che un tempo avevano per nome rifugio, una madre che a volte diventa crudele e, beffarda, apre all’improvviso abissi dove prima ci stava il conforto della seta, e i figli invece di partorirli li divora, illividisce i corpi più scuri, li gonfia e i resti li porta sulla sabbia, ultimo fiore di una agave solitaria. Prospera e civile, benigna, è l’immagine che dà di sé l’Europa, e fra la gente più brava della brava gente del continente, quella di gente brava per antonomasia è la gente italiana.

Eppure da Sos meditèrranèe si susseguono gli appelli all’Italia che, beffarda, non risponde e quando lo fa rifiuta un porto alla nave, nega rifugio a 180 disperati, che forse sono tentati di ributtarsi in acqua da soli. In Italia il sangue dei greci non circola più da tempo, soprattutto nella politica, l’accoglienza è una finzione, una bandiera strumentale. Sventolava forte nel Pd, quando al Viminale ci stava Salvini l’inospitale, poi, quando le insegne giallo verdi sono state ammainate, issate quelle giallo rosse, l’umanità di sinistra è diventata un animale mitologico, che appare e scompare all’occorrenza. Così l’esistenza di 180 fortunati, sfuggiti alle fauci di una matrigna di sale, vaga, riponendo speranza nella contingenza, in un evento che renda utile alle insegne rosse occuparsi dell’umanità, che al momento appare celata dietro qualche foschia necessaria, buona per gli eletti e anche per gli elettori.