Ottanta milioni di profughi. Più di tutti gli abitanti della Francia, o dell’Italia, o dell’Inghilterra. Di questi, almeno una quindicina di milioni sono bambini e altrettanti sono ragazzi sotto i diciotto anni. Cinque milioni di bambini non vanno a scuola e resteranno forse senza nessun tipo di istruzione per tutta la vita. Molti sono orfani, o separati dai loro genitori. Impauriti, tremanti. Queste sono le cifre ufficiali. Bisogna commentarle?

Quando mi capita di parlare o di scrivere dei problemi di migranti o dei profughi, di solito vengo aggredito e accusato di essere un comunista o un veterocomunista. Cosa c’entra il comunismo con la richiesta di considerare gli esseri umani esseri umani? Credo niente. I primi profughi che ho conosciuto nella mia vita – allora ho imparato questa parola: ero bambino, parlo del 1956 – fuggivano dal comunismo. Erano gli ungheresi che scappavano dalla repressione di Krusciov contro il tentativo di comunismo un po liberale di Imre Nagy. Scappavano dai carrarmati. Il comunismo ha creato molti profughi, nella sua breve storia. Come tutti i regimi totalitari. Come i fascismi. Non è una specialità della sinistra chiedere umanità per le persone disperate. Non dovrebbe esserlo. Dovrebbe essere uno dei pochi valori unificanti di una società moderna.

Ci si può e ci si deve dividere su molte cose: l’economia, l’idea di diritto, il modo nel quale si spartisce la ricchezza, i metodi di produzione, i compiti e i diritti e i doveri dei lavoratori. Ma sul principio generale dell’umanità, e del diritto alla dignità, non dovrebbero esserci divisioni. Non vedo che differenza debba esserci tra sinistra e destra. A me sembra uno dei principi di base della convivenza: insieme al rifiuto della violenza, della truffa, della rapina, dello stupro, della schiavizzazione. Non c’è nessuna scelta ideologica o di campo nel pensare che 80 milioni di profughi devono essere aiutati: sono un problema di tutti, perché costituiscono un macigno sulla possibilità di sviluppo della modernità e della storia.

E invece assistiamo, anche in queste ore, al tripudio dell’indifferenza. Oggi è la giornata internazionale del rifugiato ma la cosa lascia tutti assopiti: la sinistra esattamente come la destra. le Istituzioni, i giornali, i partiti, gli intellettuali. Vince il silenzio. Queste ottanta milioni di persone disperate, che hanno dovuto lasciare le proprie case, la propria terra, i propri averi, per cercare di salvare la pelle, o i figli, sono in grandissima parte ammassate in paesi poveri. Appena un pochino meno disperati dei paesi di origine. Solo il 15 per cento dei profughi ha raggiunto l’Occidente. Cosa racconterà l’Occidente agli storici quando dovrà rendere conto dell’indifferenza con la quale ha accolto – e maltrattato – neanche il 15 percento dell’esercito dei profughi? Come spiegherà la sua cecità e il suo egoismo, che hanno provocato nuovi squilibri, nuove ingiustizie, nuove violenze, nuove guerre?

Le cifre che ci hanno fornito le autorità internazionali non lasciano scampo: il problema dei rifugiati è il principale problema sul tappeto per la politica internazionale. L’Occidente non si può sottrarre. Neanche l’Italia può sottrarsi. Deve smetterla di fare leggi per respingere i profughi: deve organizzarsi per accoglierli. C’è una parola d’ordine, mutuata da Trump, che è l’unica parola d’ordine ragionevole per chi vuole entrare nella modernità: “Prima i Profughi”. Non può restare una esclusiva dei gesuiti e dei volontari. Deve diventare bandiera di tutti gli Stati: “Prima i profughi”.