Venerdì scorso avevamo raccontato di come si faccia sempre più insistente e vivida l’ipotesi di costruire un contenitore civico, centrista e riformista all’interno della coalizione di centrodestra. Un’idea che porterebbe Giorgia Meloni a realizzare quel passo “oltre il polo” pensato da Pinuccio Tatarella nel 1999 e che rappresenta oggi un’opportunità straordinaria sul piano politico, consentendo alla presidente del Consiglio di ampliare il perimetro dell’attuale assetto della coalizione e rispondere con un ampio fronte tanto al caos del “campo largo”, quanto all’aggressione da destra di Roberto Vannacci. Quindi non un cartello elettorale, una sigla da aggiungere alla coalizione, ma un’idea concretizzata all’interno di una lista civica capace di guardare verso il centro; verso un’idea di centro che, per dirla con le parole della stessa premier, deve essere interpretato come «una cultura che caratterizza l’azione di governo, non un luogo dove stare a metà strada». Del resto, è evidente che la vera sfida delle prossime elezioni politiche per il centrodestra sia quella di proseguire sulla via della stabilità.

Per questo, al di là di effimere guglie di orgoglio, un centro che abbia in sé la cultura del governo non può che guardare al centrodestra e a un programma politico fatto di concretezza, realismo e fame di opportunità. Il rischio per l’Italia è alto, ma il dibattito centrista sembra arrovellato intorno a personalismi che rischiano di produrre un’irrilevanza politica che finirebbe per favorire un centrosinistra ostaggio delle sue frange radicali, quelle dei “no” a tutto, delle patrimoniali e delle promesse dal sapore vagamente clientelare (Reddito di cittadinanza 2.0).

Senza dimenticare che le attuali dinamiche internazionali impongono serietà, risolutezza e un posizionamento netto nel campo occidentale: tutte cose che di certo non possono essere riscontrate nel campo progressista, nonostante gli affannosi tentativi di Renzi di legittimare il ruolo di Casa Riformista come forza di riequilibrio. Se con il 2% (quanto vale oggi Italia Viva) è un’impresa già assai ardua, lo diventa ancora di più sommando il peso dei partiti di sinistra. Quindi, per quanto Renzi si sforzi, nessun liberale che possa definirsi tale potrà mai far parte di una coalizione in cui l’agenda politica ed economica è dettata dalla premiata ditta Conte-Fratoianni-Bonelli.

Occorre – oggi più che mai – un bagno di sano realismo politico, ed è per questo che l’iniziativa di costruire qualcosa che possa rappresentare un “listone” di soggetti che vada al di là dell’attuale configurazione del centrodestra di governo può rappresentare un’occasione storica per costruire un’alleanza per l’Italia che unisca centro e centrodestra su una base programmatica non utopistica, ma concreta. Nucleare, riarmo, liberalismo economico, atlantismo e garantismo sono solo alcuni dei punti su cui si può federare una concreta proposta politica che integri e arricchisca l’esperienza del centrodestra tradizionale.

Meloni ha dalla sua una carta fondamentale e politicamente ineccepibile: quella della stabilità politica garantita in quattro anni di governo. Un risultato non da poco, vista la triste tradizione di instabilità e incertezza che per troppo tempo ha rappresentato un ritratto autentico e allo stesso tempo stereotipato del nostro sistema politico. I segnali di disponibilità del governo e dell’intera coalizione di centrodestra sono evidenti, ma anche i centristi – quelli ancora arroccati sul trespolo dell’orgoglio – devono fare un passo ulteriore, capendo che la politica non è solo purezza e intransigenza, ma compromesso e accordo. Sul tema dell’Ucraina, ad esempio, il centrodestra ha sempre votato compatto gli aiuti e il sostegno a Kyiv, e dunque ogni polemica verso alcune componenti della maggioranza è sterile e inutile, quando il più probabile candidato premier del campo largo vuole tagliare ogni sostegno agli ucraini.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.