Le riforme
Meloni tende la mano a Calenda e lancia la sfida al campo largo
L’approvazione del ddl delega sul nucleare da parte del governo Meloni ci fornisce, in sostanza, due indicazioni: la prima è che, elezioni anticipate o meno, Giorgia Meloni sta accelerando sulle riforme cardine promesse al centrodestra, che non può permettersi di deludere. L’altra è che – e questo si deduce dalle parole di apprezzamento della premier – Carlo Calenda non l’abbia lasciata scontenta, disallineandosi dalla posizione del campo Lavrov. D’altronde, non si può non riconoscere al leader di Azione di aver portato avanti una battaglia già presente nel proprio programma e di aver sempre difeso a gran voce l’energia nucleare; un atteggiamento a cui Meloni riconosce la capacità “di andare oltre gli steccati”.
La prova di dialogo Calenda-Meloni supera, come d’altronde sul tema nucleare, il cosmo del campo largo, dove, tra pacche sulla spalla per rassicurarsi che va tutto bene, i nodi irrisolti sono così tanti che non basta più dire che prima o poi “verranno al pettine”. Al di là delle polemiche nate attorno alla scelta di Meloni di presenziare alla Milano Fashion Week anziché all‘Assemblea generale dell’Onu, un altro elemento fondamentale riguarda il palco da cui la premier ha scelto di parlare. Le sue dichiarazioni sono infatti arrivate dalla festa de Il Tempo, dove, oltre agli apprezzamenti per Calenda, è tornato al centro del dibattito il tema delle primarie, un nodo che continua ad agitare il campo largo.
Capire se queste primarie si terranno e quali candidati vedranno in campo rappresenta un ulteriore punto interrogativo di questa corazzata Potëmkin. Di fronte all’incertezza dell’opposizione e alla difficoltà di superare gli egoismi, Meloni risponde in maniera molto assertiva, affermando che affronterà a viso aperto qualsiasi candidato il centrosinistra decida di schierare. Da questa presa di posizione emergono due elementi. Da un lato, la coalizione di centrodestra – al netto della variabile Vannacci e delle incognite legate alla legge elettorale e a eventuali franchi tiratori – si presenta più compatta. La scelta dell’esecutivo di porre la questione di fiducia sulla legge elettorale si configura del resto come un vero e proprio aut aut: o la legge passa, oppure si va a elezioni anticipate. Dall’altro lato si trova invece un campo largo del tutto in preda al caos. Basti pensare alle recenti affermazioni di Matteo Renzi, che ha ribadito di collocarsi nel centrosinistra ma non nel campo largo: la dimostrazione di come gli stessi protagonisti fatichino a riconoscersi nell’alleanza in cui dovrebbero stare.
In questo quadro, la premier infligge un’ulteriore stoccata al campo largo, chiamando in causa la recente provocazione di Roberto Speranza sull’ipotesi di proporre la candidatura di un partigiano. Meloni ha chiarito che il centrodestra attenderà un nome vero e una candidatura reale, evidenziando come le scelte dell’opposizione continuino a essere calate dall’alto nei palazzi del potere. Da parte sua, la premier si dice del tutto disposta a confrontarsi con una figura del centrosinistra, a condizione che si smonti una narrazione puramente ideologica. Ad oggi, al di là dei partigiani, della Milano Fashion Week e dei deliri idealistici, appare evidente come il centrodestra abbia in mano carte decisamente più solide da giocarsi.
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