Mate Polis - Le gemelle diverse
Il principio
L’irrazionale istinto bellicoso di Giorgia Meloni: il voto di pancia contro von der Leyen e la sua dimostrazione aritmetica

Quando dico a qualche amico che noi abbiamo un nostro equivalente negativo, esattamente come noi, solo che è fatto di antimateria, che porta il segno negativo, in genere noto stupore e incredulità. Allora mi viene semplice fare un esempio con i numeri. I numeri naturali, quelli che abitualmente impariamo da bambini, 0, 1, 2, 3, li possiamo dire in positivo, ma anche in negativo. Basta aggiungere il segno meno. Allo zero non serve, perché è un numero speciale, ma si può dire -1, -2, -3 e via dicendo, o contando. Per tornare a zero basta sommare a un numero positivo il suo equivalente negativo, la sua antimateria.
Razionale o irrazionale
Il mondo dei numeri esercita da sempre un grande fascino e le proprietà dei numeri sono molteplici. I numeri ci spingono verso l’infinito, perché non finiscono mai. Si può sempre aggiungere o sottrarre o dividere o moltiplicare. Appunto, all’infinito. I numeri – come fanno gli amici, i colleghi, i fidanzati – stabiliscono anche delle relazioni tra loro. I numeri interi frazionabili, per esempio, sono numeri definiti razionali. Solo che sono un’esigua minoranza. La grande maggioranza dei numeri non è frazionabile e porta a conteggi decimali che vanno avanti per sempre, senza soluzione di continuità. Cioè vanno avanti senza ripetersi mai, per sempre. È una cosa divertente da dimostrare agli studenti del primo anno di analisi matematica, ma in concreto esasperante, perché anche se si potesse scrivere una rappresentazione decimale di un milione di cifre come facciamo a verificare nel concreto che non ci sia una ripetizione dopo due milioni o tre milioni? Dobbiamo affidarci alla dimostrazione, non all’esperienza empirica.
In un libro molto bello e semplice e dal titolo suggestivo (La matematica dell’infinito) Eugenia Cheng scrive che in fondo come la maggioranza degli uomini e delle donne si muove secondo logiche che appaiono irrazionali, anche i numeri in gran parte lo sono. I sentimenti, i gusti, non hanno molto di spiegabile o razionale e purtuttavia muovono la gran parte delle nostre azioni e delle nostre scelte. Questo ci distingue notevolmente dall’Intelligenza Artificiale e da qualsiasi tentativo, per me comunque scientificamente lodevole, di imitazione. Anche i numeri sono più irrazionali che razionali. È più facile per un numero essere irrazionale che razionale, ed essere un numero che esprime un rapporto tra due numeri interi, è un caso piuttosto ridotto ed eccezionale. Anche le operazioni tra numeri vanno in questa direzione. Se si moltiplica un numero razionale per un numero irrazionale, il risultato sarà irrazionale. Così con l’addizione. Se si moltiplicano due numeri razionali o due numeri irrazionali, la conclusione invece può essere sia un numero razionale che irrazionale. La conclusione – in ogni caso – è che i numeri irrazionali sono la stragrande maggioranza dei numeri, esattamente come lo sono le nostre azioni rispetto a quella guidate dalla ferrea logica della ragione.
Il voto
A questo campo irrazionale dobbiamo ascrivere alcune scelte compiute dalle forze politiche italiane al momento del voto sulla nuova Commissione europea. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni – uscita più forte e stabile dalle elezioni europee dell’8 e 9 giugno – invece di portare all’incasso la forza del suo governo e collocarlo nell’ampia maggioranza che ha conferito il secondo mandato ad Ursula von der Leyen ha votato contro insieme al suo gruppo parlamentare, di fatto autoescludendosi dalle scelte più importanti e facendo prevalere l’asse di sinistra nel sostegno a una presidente sicuramente, ab origine, più vicina a lei che ai verdi. Quale irrazionale istinto bellicoso e oppositorio avrà guidato questa scelta (che tra l’altro lascia alla sola Forza Italia la rappresentanza del governo italiano nella maggioranza europea) non è dato saperlo. E si è collocata così nell’area degli istinti di pancia e non dei ragionamenti di cervello.
La decisione che indebolisce il Pd
Non ha brillato per raziocinio nemmeno il gruppo del Pd. La nuova delegazione del partito guidato da Elly Schlein infatti si è divisa su un punto molto importante che riguardava il sostegno a Kiev. Con l’eccezione di Pina Picierno ed Elisabetta Gualmini – che si sono coerentemente astenute – il resto dei parlamentari ha votato contro l’articolo 5 della risoluzione sull’Ucraina, nel quale si sosteneva l’eliminazione delle restrizioni all’uso di armi occidentali contro obiettivi militari russi anche in territorio russo, distinguendosi dal resto della delegazione socialista europea. Poi tutti i parlamentari Pd, a eccezione dei due ultrapacifisti Tarquinio e Strada (e Putin, chiederemmo loro?), hanno votato a favore della risoluzione nella sua interezza che ricomprende anche questo punto. Eppure nella nuova delegazione del Pd è presente anche un ex segretario nazionale, come Nicola Zingaretti, solitamente molto pacato ed equilibrato. Anche questa decisione, che indebolisce il Pd nell’alveo socialista, appartiene al mondo largamente maggioritario dell’irrazionale. Certo, la politica – che è la più nobile e importante delle scienze sociali – dovrebbe essere guidata dalla ragione. Ma tant’è.
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