Su mancato voto a Ursula von der Leyen di giovedì, Giorgia Meloni chiarisce: “Ho agito da leader europeo e non da capo di partito”. La premier viene intervistata dal Corriere della Sera all’indomani della riconferma della Presidente della Commissione Europea, aggiunge che quanto avvenuto in settimana non intaccherà i rapporti di lavoro, e si mostra ottimista sulla nomina di Fitto: “Spero si riconoscerà ai Paesi membri il ruolo che il loro peso determina”.

Polemiche sul voto

La distinzione sulle motivazione del nostro voto “è fondamentale”,  ammette Meloni. “Qualsiasi cosa io faccia genera polemiche infinite. Poi le polemiche bisogna saperle leggere anche nella loro serietà”. Ribadisce di aver fatto una scelta di coerenza, non sulle sue posizioni ma rispetto alle elezioni europee: “Mi fa sorridere come alcuni osservatori non tengano minimamente in considerazione che cosa i cittadini hanno chiesto con il loro voto dell’8 e 9 giugno”. Incalzata sulla mancata dichiarazione anticipata del voto, la Premier prova a motivare la scelta: “Ho chiesto al mio partito di convocare la riunione mezz’ora prima del voto perché volevo che potessimo decidere avendo tutti gli elementi a disposizione. Ho aspettato di ascoltare il discorso”.

Poi forse tradisce sé stessa e quanto affermato poco prima: “Ragiono su quello che è meglio per l’Italia e per l’Europa”. Ma quando vota, lo fa per il suo partito. Non è comunque tutto da buttare: “La Presidente ha detto cose che ci trovano d’accordo, in particolare sull’immigrazione, confermando il cambio di passo impresso soprattutto grazie al lavoro italiano, ma anche cose che rendevano impossibile il voto di Fratelli d’Italia“. A quel punto arriva la domanda di Guerzoni e Sarzanini: “Dunque lei ha ragionato da leader di partito e non da capo del governo?”. “Mi sono comportata da leader europeo – risponde – e siccome non reputavo giusta quella traiettoria, specie su alcune materie dove i cittadini hanno chiesto un cambio di passo (transizione verde, ad esempio), ho fatto ciò che mi pareva giusto”.

Il problema della maggioranza

Il campanello d’allarme è sul tema della maggioranza europea, e di una maggiore difficoltà di decisione: “Se porti la logica maggioranza-opposizione, che dovrebbe riguardare solo il Parlamento, al livello degli incarichi apicali, pensati dai padri fondatori come ruoli neutri che garantissero tutti gli Stati membri, produci il rischio di ulteriori divisioni». E puoi un’apertura: “In Europe le maggioranze alla prova dei fatti cambiano da dossier a dossier, i partititi della maggioranza italiana dato il loro peso possono fare la differenza, se le opposizioni vorranno collaborare sui vari provvedimenti, in base all’interesse italiano, ne saremo ben felici”.

Ottimismo sulle nomine

Ora il tempo delle nomine: “Se si sostiene che Ursula von der Leyen non riconosca ai Paesi membri il ruolo che il loro peso determina, ma decida in base al fatto che i partiti di governo l’abbiano votata o meno, sarebbe un grave errore. Sul commissario italiano io non parto dal nome, ma dalla delega, quando capiremo quale sia il tipo di materia che potrebbe essere affidata all’Italia individueremo anche la persone migliore. La nostra priorità sono le deleghe di carattere economico, industria, competitività, coesione. Con von der Leyen il nostro rapporto personale non è compromesso, abbiamo sempre collaborato e e continueremo a farlo, siamo persone che hanno delle responsabilità e ne comprendono il peso. Noi come Italia, non siamo una provincia dell’impero, ma tra i Paesi fondatori”.

La linea europea

Sulla linea che l’Europa dovrebbe seguire: “La questione è semplice, deve fare meno e deve farlo meglio, deve regolare meno e occuparsi di sostenere la competitività e con gli strumenti necessari. Se vuoi fare una transizione verde, ad esempio, devi accompagnarla con un tempo e dei modi che non si traducano in desertificazione industriale. Se vuoi fare la transizione digitale, devi prevedere stanziamenti adeguati».

Meloni su Renzi e Schelin: “Possono vincere ma non governare”

C’è tempo anche per parlare delle prossime elezioni americane: “Io sono leader di un partito europeo che ha tra gli alleati anche il partito Repubblicano, questo non mi ha impedito di lavorare molto bene con l’amministrazione Biden. Per me conta la solidità dell’alleanza con gli Stati Uniti”. E di quelle passate inglesi: “Ho già visto Starmer, lavoreremo bene insieme. Con Sunak avevo un rapporto di sintonia particolare, di amicizia, adesso si apre questa fase nuova”. E infine una punzecchiatura su Renzi, pronto al campo largo pur di contrastare il governo Meloni “Facciano quello che ritengono giusto, ma avere un nemico comune non è la stessa cosa che avere idee comuni. Si può vincere ma poi – come si è visto – non si riesce a governare”

Redazione

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