Eventi
Lobbisti, politica e imprese: l’ottobrata romana alla Terrazza del Pantheon
Una serata romana di ottobre, il vento ancora tiepido dell’ottobrata che attraversa la terrazza dell’Hotel Pantheon Iconic, e una platea nella quale per qualche ora si mescolano mondi che normalmente si osservano da posizioni diverse: parlamentari, giornalisti, dirigenti pubblici, manager, rappresentanti delle imprese e lobbisti. È l’occasione offerta da Cuiprodest per celebrare i suoi diciotto anni di attività, ma il compleanno passa presto in secondo piano. Quello che prende forma è soprattutto un confronto, informale e diretto, su una parola che in Italia continua a suscitare diffidenza: lobbying.
Circa duecento gli ospiti della serata, con oltre sessanta parlamentari di diversi schieramenti. Un parterre trasversale, particolarmente significativo alla vigilia di una stagione elettorale nella quale le distanze tra partiti sono destinate ad aumentare e il rapporto tra politica, interessi economici e corpi intermedi torna inevitabilmente al centro della discussione.
A fare gli onori di casa Giuseppe Volpe, Ceo di Cuiprodest, società che da diciotto anni lavora nel campo delle relazioni istituzionali, dei public affairs e della comunicazione. Il punto di partenza è semplice: la rappresentanza degli interessi esiste, è parte della fisiologia delle democrazie e non può essere rimossa dal processo decisionale. La questione è come renderla trasparente, riconoscibile e regolata. Volpe ricorda una scelta che, quando fu compiuta, aveva qualcosa di provocatorio: inserire la parola «lobbying» nel marchio della società. Allora il termine era ancora guardato con sospetto; oggi, osserva, è una pratica riconosciuta e in fase di regolamentazione.
La serata consente così di mettere attorno allo stesso tavolo chi produce norme, chi deve rispettarle, chi racconta la politica e chi cerca di orientarne le decisioni attraverso la rappresentanza di interessi. Tra i presenti anche Aldo Torchiaro del Riformista, Luigi Marattin, leader del Partito Liberaldemocratico, e Matteo Hallissey, presidente di PiùEuropa. Dal palco David Parenzo intrattiene gli ospiti con una riflessione vivace proprio sulla natura dei portatori di interessi. «Oggi siamo un po’ tutti portatori di interessi. Politica, sindacati, associazioni sono rappresentanti di interessi, il confine tra lobbying, advocacy e pubbliche relazioni, come si vede questa sera, è sfumato».
È forse la frase che meglio fotografa il senso della serata. Perché il confine è davvero meno netto di quanto la polemica politica italiana lasci talvolta intendere. Un sindacato rappresenta interessi, così come un’associazione di categoria, un’impresa, un’organizzazione non governativa. Anche la politica, in fondo, organizza e rappresenta interessi, seppure attraverso la legittimazione del voto. Il problema, dunque, non è la presenza degli interessi. È la loro visibilità. Chi parla con chi? Su quali provvedimenti? Con quali competenze? Con quale trasparenza? E soprattutto: quanto è regolato il passaggio attraverso il quale una richiesta privata diventa una proposta pubblica?
Paola Cirilli, partner di Cuiprodest, ha richiamato proprio questo punto, ricordando come nelle democrazie evolute la rappresentanza degli interessi costituisca una componente dei processi decisionali. Cuiprodest si è concentrata negli anni esclusivamente su questo segmento, accompagnando imprese e associazioni nel rapporto con le istituzioni. Il tema della trasparenza è stato ripreso anche da Parenzo, che ha richiamato l’esperienza del Parlamento europeo come possibile modello: regole chiare, registrazione e normalizzazione di un’attività che, proprio perché incide sul processo democratico, non può essere lasciata in una zona grigia.
Sullo sfondo, intanto, la Roma di metà ottobre. La terrazza dell’Hotel Pantheon Iconic, il vento leggero, le conversazioni che proseguono fuori dal palco. È proprio questa dimensione informale a fare da contrappunto alla materia tutt’altro che leggera della serata. Non un convegno, non una tavola rotonda, ma un’occasione nella quale persone provenienti da mondi diversi possono incontrarsi senza la rigidità dei rispettivi ruoli.
C’è anche un messaggio politico implicito. In una fase nella quale la politica tende a polarizzarsi e i partiti a chiudersi nei propri recinti, i corpi intermedi continuano a rappresentare un luogo di contatto tra società e istituzioni. Il punto non è stabilire se debbano esistere, ma come debbano operare. Cuiprodest rivendica una dimensione tecnica e indipendente dai partiti, fondata sulla specializzazione. Nei prossimi anni, ha spiegato la società, la sfida sarà anche costruire partnership capaci di inserire il lobbying dentro un’offerta più ampia di servizi alle imprese interessate alla partecipazione alla vita pubblica.
Diciotto anni dopo, dunque, la parola lobbying può essere pronunciata ad alta voce. Ma resta da completare il passaggio successivo: farne una pratica pienamente leggibile per l’opinione pubblica. Perché gli interessi, in democrazia, non si possono cancellare. Si possono rappresentare. E soprattutto si possono sottoporre a regole.
© Riproduzione riservata



