“Abbiamo chiuso su tutto”. Così il ministro per i Rapporti per il Parlamento Federico D’Incà arrivando in Senato a chi gli chiede del vertice di maggioranza sulla Manovra. L’intesa della maggioranza sulla Manovra presenta ancora dei punti interrogativi. Secondo quanto si apprende da fonti interne, l’ipotesi sarebbe quella di far slittare Plastic e sugar tax a luglio 2020, ma non è escluso che i tempi possano allungarsi a settembre. Sul piatto c’era anche l’ipotesi di ridurre sensibilmente le soglie percentuali. “Stiamo ancora discutendo e confrontando le stime”, ha continuato D’Incà. Ancora non c’è il via libera finale: in questi minuti si stanno valutando le diverse ipotesi per la scelta definitiva.

Un percorso tormentato e che già a prima mattina sembrava tutt’altro che risolto.  Matteo Renzi evocava le urne. “Non vorrei votare ma se siamo costretti…”. La replica è arrivata dal vicesegretario del Pd Andrea Orlando: “Siamo tutti pronti al voto, quello che dobbiamo chiederci è se è utile al Paese”. Italia viva insiste sul taglio delle tasse sulla plastica e sulle bevande zuccherate. Secondo Renzi sono una follia e mettono a rischio posti di lavoro. Pd e M5S non sono d’accordo. E parlano di altre priorità nella gestione delle risorse. La replica della ministra Teresa Bellanova: “Dividere i lavoratori è da miserabili”. Insomma, il clima è tutt’altro che accomodante.

Lo stop di Matteo Renzi su plastic tax, sugar tax e auto aziendali già ieri aveva costretto la maggioranza a una riunione di emergenza e a fissare un nuovo incontro per questa mattina. Italia Viva infatti non si accontenta della riduzione di queste tasse già decisa dal governo rispetto alla formula iniziale. Chiede la cancellazione totale che comporterebbe la rinuncia a 500 milioni di gettito. La replica a stretto giro arriva ancora dal vicesegretario del Pd Andrea Orlando: “Non credo che queste due misure saranno eliminate”.

Dura la reazione a destra: “C’è crescente preoccupazione per il liquefarsi della maggioranza di governo, che però propone una Manovra disastrosa a base di tasse e manette. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia rappresentano la coalizione di centro-destra che è largamente in testa in tutti i sondaggi e governa la maggioranza delle Regioni, sentono il dovere di difendere gli interessi degli italiani e vogliono riportare alla guida del Paese il buon governo”. Così in una nota congiunta Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, al termine del vertice ad Arcore. “Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia stanno facendo in Parlamento un’opposizione dura e le elezioni regionali del 2020 confermeranno che le sinistre e il Movimento Cinquestelle non godono più della fiducia degli italiani” si legge. Subito arriva la replica di Di Maio: “Salvini, Berlusconi e Meloni non perdono occasione per tacere. Parlano di una Manovra piena di tasse quando se non fosse stato per questo governo oggi gli italiani starebbero pagando 600 euro in più di Iva. Le bugie che raccontano tutti i giorni agli italiani ormai sono innumerevoli. Sono buoni per le televendite, non per governare”.

Già la ricerca delle coperture ha provocato un ritardo oggi nell’inizio del vertice. Il premier, Giuseppe Conte, ieri aveva chiesto ai tecnici del Mef e della Ragioneria di fare “un ulteriore sforzo” per coprire il mancato gettito. E oggi insiste, rivolto alle forze di maggioranza: “Abbassare le tasse in modo significativo è quel che conta”.

Le risorse sarebbero state trovate, soprattutto attraverso una stretta sui giochi. Ma ora lo scontro è su come utilizzarle. Anche perché – almeno nel caso di plastic tax e sugar tax – si tratta di provvedimenti che hanno, nelle intenzioni del governo, anche un approccio legato all’ambiente e alla tutela della salute.

Al tavolo partecipano i ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, dei Beni Culturali, Dario Franceschini, delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. E poi i viceministri dell’Economia, Antonio Misiani e Laura Castelli, il sottosegretario Maria Cecilia Guerra, gli esponenti di Italia Viva, Luigi Marattin e Davide Faraone, i tecnici del Mef e della Ragioneria dello Stato.

La manovra d’altra parte è solo uno dei fronti di scontro nel governo. Resta da disinnescare la mina delle prescrizione, con lo scontro tra Cinquestelle e Pd (e Italia Viva). Il governo, insomma, naviga a vista.