Anomala, sfasata, poco chiara; così Daniel Fishman, noto spin doctor definisce questa campagna elettorale. E’ conosciuto nel mondo politico per la gestione di campagne vincenti (tra le altre quelle di Bonaccini, Marsilio, Lepore, Manfredi…) ma quando gli si chiede di commentare come si sta svolgendo l’attuale dinamica elettorale allarga le braccia ed afferma.
Una comunicazione può definirsi efficace se genera un cambiamento, induce a un nuovo comportamento, suscita riflessioni. A voi sembra che questa campagna abbia prodotto qualcuno di questi effetti? Siamo al paradosso di una tornata elettorale senza una campagna elettorale. Nessun tema politico di fondo è diventato centrale e nessun confronto elettorale ha suscitato passione. Ogni Partito, anzi ogni leader di Partito, ha seguito un suo spartito di narrazione senza considerare gli altri e senza imporsi nel dibattito generale. Questo è uno dei tanti motivi che porta a pensare ad una campagna elettorale che non influenzerà il risultato finale”.
Già tutto deciso, quindi? 
Le rassegne stampa sono già orientate da almeno un mese sul dopo voto: da una parte su chi entrerà nel nuovo governo, dall’altra su quali saranno le conseguenze del voto nel PD. Non è una “mossa” dei giornali per orientare il voto, ma la constatazione che in un sistema elettorale come il nostro (neanche gli esperti riescono a spiegare il flipper del Rosatellum) se una coalizione si presenta unita ed un’altra divisa, il risultato appare scontato. E niente e nessuno è riuscito a cambiare questa sensazione di fondo di un risultato scontato. Altri fattori contribuiscono a determinare poca attenzione; tanti candidati paracadutati come astronauti in territori a loro sconosciuti, una legge elettorale che rende del tutto ininfluente l’impegno della maggior parte dei candidati, campagne pubblicitarie creativamente deboli. Se tutto ciò si svolge in soli venti giorni e durante il mese del “ricominciamento” del lavoro e delle scuole, si può capire come la testa degli Italiani sia ben lontana dalla priorità del voto.
Si può fare qualcosa per convincere gli indecisi?
Con la mia agenzia Consenso cerchiamo di produrre materiali e situazioni che attirino l’attenzione dei tanti indecisi e di chi non intende votare o di chi non vuole sentir parlare di politica. Ma a detta di tutti, è difficile interessare chi in questo momento pensa ad altro. E poi c’è un problema di credibilità generale della campagna stessa. Primo perché la maggior parte degli italiani non ha capito perché è caduto il Governo Draghi. Secondo, per un problema strategico di fondo; manca la coerenza tra quanto si comunica e quanto si fa. Se per esempio Letta imposta una campagna one/one contro la Meloni presentata come il suo “opposto” non ha senso mostrarsi in un dibattito con lei. Dove per altro sia nella forma (cordialità) che nella sostanza, non si è colta un’antitesi totale. De facto, Letta per primo ha aiutato la Meloni a legittimarsi anche presso gli elettori che mai l’avrebbero prima considerata. Lei non è più la bau bau, e Letta non è più il salvatore che ci difenderà da lei. Questo lo si vedrà soprattutto nel risultato finale di Fratelli d’Italia.
Non vi è allora nessuna novità sostanziale in questa campagna elettorale?
Come comunicazione politica no, come politica si e direi tre cose. La prima è la meridionalizzazione dei 5s che de facto diverranno i paladini del Sud. Questo porrà problemi ad un governo di stampo centralista e al Pd che troverà un interlocutore molto particolaristico è determinato. Al vento del Sud si accompagna quello che proviene dall’Est. Se si è sempre detto che in Italia la politica estera non era elemento di creazione del consenso, in questo caso la politica estera è diventata politica interna e di tutti i giorni. Le bollette, la decisione di considerare l’Ungheria un paese non pienamente democratico, la presenza di profughi ucraini nelle nostre città, Putin che ci minaccia con l’atomica, fanno intendere a tutti, che ormai la globalizzazione è un dato di fatto che ha cambiato le nostre vite. Ci dobbiamo tutti interessare a quanto succede nel mondo, perché anche altri si interessano di noi. La flotta russa che scorrazza nei nostri mari meridionali, i camion e gli esperti russi che si sono aggirati al Nord durante la pandemia ci devono aprire gli occhi sul fatto che la nostra politica è influenzata da attori ben determinati. Settanta anni di pace ci hanno disabituati a pensare che c’è qualcuno che potrebbe volerci male e che potrebbe influenzare la nostra stabilità democratica. E questo avviene anche attraverso finanziamenti diretti o indiretti (fondazioni, convegni, pubblicazioni). Partiti deboli, senza soldi, possono essere tentati di cercare fonti alternative. Anche all’estero. Per questo penso e spero che torni il finanziamento pubblico ai Partiti, come elemento di un corretto rapporto tra cittadini e politici. Tra l’altro porterebbe ad avere di nuovo delle tornate elettorali con delle vere campagne elettorali.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.