Editoriali
Mentre i cristiani si sbattezzano, i musulmani rivendicano il diritto di pregare
Secondo i dati Istat del 2025, in Italia risiedono circa 58,9 milioni di persone, di queste circa 5,4 milioni sono straniere, 1,7 milioni musulmane. Nonostante rappresentino ancora una ristretta cerchia queste ultime vengono viste con sospetto e timore da buona parte di tutte le altre. Le ragioni sono svariate, si va dalle dichiarazioni esplicitamente aggressive verso il mondo Occidentale rilasciate da alcuni imam, ai valori dell’islam spesso in netto contrasto con quelli cristiani, alle loro usanze tendenzialmente opposte a quelle dell’intera civiltà occidentale, fino ad arrivare al più banale dei motivi ovvero la vecchia, cara, paura del diverso, che appartiene non soltanto a noi europei, come qualcuno vuol far credere, ma praticamente alla totalità del genere umano.
La curiosità, purtroppo, è un sentimento sempre più raro e facilmente sostituibile dalla diffidenza. Ma, probabilmente, il motivo principale dell’antipatia che incontrano oggi i musulmani nei paesi occidentali risiede proprio nella loro forte fede religiosa. Mentre in Italia si registra un progressivo allontanamento dai luoghi di culto e un abbandono crescente della religione cristiana, i musulmani credono nel loro Dio e rivendicano il diritto ad avere più moschee per pregare. Il dato che salta all’occhio è che mentre tra i cristiani i più devoti sono gli anziani, tra i musulmani quelli che stanno sviluppando un maggiore attaccamento all’islam, e questo non solo in Italia ma in tutta Europa, sono i giovani di seconda generazione. Forse è proprio questo il dato che fa più paura, anche perché spesso questa tendenza è indice di una mancata integrazione, che non di rado ha dimostrato di poter trascendere e sconfinare nel fanatismo religioso.
Prima di preoccuparci dei vizi altrui dovremmo però analizzare bene le nostre virtù e capire che fine abbiano fatto. La società occidentale sta vivendo da tempo una fase di secolarizzazione e scristianizzazione, molti adulti credono sia un vanto farsi sbattezzare, in un mondo governato dalla parola “progresso” dove la tecnologia la fa da padrona si è diffusa l’idea che la religione sia qualcosa di vecchio, anacronistico, dannoso. Questo modo di pensare pare stia andando di moda tra persone poco inclini a cogliere quanto lo spirito umano abbia necessità di credere e avere fede in qualcosa di trascendente soprattutto in società come la nostra dove la tecnologia non dà alcun valore aggiunto alla coscienza, ma anzi, provoca il suo indebolimento. La questione però è delicata, non di nostra competenza, e non è certo l’articolo di un giornale il luogo adatto per affrontarla in maniera approfondita.
Torniamo quindi alle tante motivazioni spesso usate tra coloro che abbandonano la fede cristiana, evergreen è quella di considerare la Chiesa troppo “restrittiva” e retrograda. Qualcuno, tra gli sbattezzati, si lamenta che ai divorziati sia proibito prendere l’ostia, o che il Papa si ostini a non voler riconoscere i matrimoni omosessuali. Il cavallo di battaglia dei no-Cristo sta nell’incapacità congenita del cattolicesimo di non “volersi adattare ai tempi”. Chi afferma questo però non ha ben chiaro che la religione, in particolare le tre religioni abramitiche, ebraismo, cristianesimo, islam, si basano sulle Sacre Scritture, volerle modificare vorrebbe dire invalidarle. Il senso intimo delle religioni è guidare la massa non farsi trascinare da essa. Se non si ha chiaro questo in mente è inutile discuterne. Nonostante ciò, se vi è tra le tre una religione che più delle altre si è “adattata ai tempi” è proprio quella cristiana. Basti pensare alla fine dello Stato Pontificio (1870), ai cambiamenti avvenuti dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965), agli Accordi di Villa Madama (1984), che hanno definitivamente sancito la laicità dello Stato italiano e la pari dignità per tutte le confessioni religiose. Ed è forse proprio qui il punto dolente, paradossale, assurdo, ovvero che quando musulmani e cristiani si scontravano sui campi di battaglia entrambi volevano ardentemente sopraffare, dominare e infine imporre il proprio Credo.
Lo storico britannico Arnold J. Toynbee, nella sua teoria dell’aggressione culturale, ricordava che quando una cultura forte tende a sottometterne una meno potente alla fine anche la più aggressiva tra le due risentirà delle influenze di quella debole. Quindi possiamo ipotizzare che, se anche un giorno l’islam diventasse la religione predominante in Italia e in Europa, avrebbe comunque perso alcuni dei caratteri che oggi conosciamo e temiamo. Sarebbe però utile e interessante sapere se Toynbee, mentre elaborava la sua teoria, avesse mai pensato a questa evenienza e al fatto che il Corano dice espressamente che i suoi dettami sono immutabili e inalterabili. Con buona pace di chi vede nel cristianesimo una religione incapace di ascoltare le richieste di una società in costante mutamento.
© Riproduzione riservata






