Lo ha braccato, gli ha strappato la stampella con cui ha iniziato a picchiarlo, poi lo ha atterrato e schiacciato col suo peso, colpendolo e uccidendolo a mani nude. È questa una prima ricostruzione fatta dalla polizia dell’omicidio di Alika Ogorchukwu, il 39enne nigeriano ammazzato venerdì a mezzogiorno lungo corso Umberto I a Civitanova Marche. Ad ammazzarlo, l’operaio 32enne di origini salernitane Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo, attualmente in stato di fermo. Attesa in giornata l’udienza di convalida dell’arresto davanti al Gip nel carcere di Montacuto ad Ancona.

Secondo gli investigatori, l’agonia di Alika è durata circa quattro minuti, come emerge dalle registrazioni delle telecamere del Comune presenti sulla strada del delitto. L’autopsia sul corpo dell’ambulante nigeriano verrà eseguita domani all’ospedale di Civitanova e dovrà chiarire cosa ne ha causato la morte, se i colpi inferti da Ferlazzo con la stampella dopo avergliela strappata di mano, oppure le botte ricevute a mani nude. Intanto si cerca di far luce su cosa abbia fatto scattare la tremenda reazione di Ferlazzo. E prende corpo l’ipotesi del disagio psichico.

Secondo quanto ricostruito da Repubblica, nel passato di Ferlazzo c’è un ricovero a Salerno per Tso con la diagnosi di tossicodipendente aggressivo con disturbo di personalità, una sindrome bipolare, comportamenti psicotici. Sua madre, che vive a Salerno, fu nominata sua amministratrice di sostegno. Ora è disperata: “Non avrei mai pensato che potesse arrivare a tanto. Non ho parole, mi dispiace molto per quella famiglia e sono preoccupata per mio figlio”. Ferlazzo soffrirebbe di un disturbo bipolare, certificato dal Tribunale di Salerno e sarebbe invalido al 100%.

Secondo quanto riportato da Open, una volta trasferitosi da Salerno, dove abitava con la madre, a Civitanova Marche, dove si era trasferito qualche mese fa con la compagna, avrebbe fatto due visite psichiatriche. Il suo stato di salute mentale desta non pochi interrogativi. “Qualora si adombrasse l’incapacità di intendere e di volere allora andrebbe chiarito se è stato fatto tutto il possibile per evitare quello che è poi accaduto. Mi chiedo: se la madre che era l’amministratrice di sostengo di Ferlazzo viveva a Salerno, come poteva controllarlo quotidianamente, avendo poi il dovere di riferirne al Tribunale? Bisognerà accertare tutte le responsabilità”, dice l’avvocato Francesco Mantella, legale della famiglia di Alika al Corriere della Sera. Roberta Bizzarri, legale dell’uomo in carcere, ha annunciato la richiesta di una perizia psichiatrica per il proprio assistito.

Intanto a Civitanova è scattata la gara di solidarietà per aiutare la famiglia di Alika. Per i cittadini è pesante l’accusa di essere rimasti indifferenti di fronte a tanta violenza. La Giunta Comunale ha stanziato 15mila euro per la vedova del nigeriano, è partita la raccolta fondi che confluisce direttamente sul conto della vedova e sono già in programma manifestazioni per condannare la violenza e il razzismo.

Redazione

Autore