Se non fosse stato per il discorso de Presidente del Consiglio Mario Draghi al Senato sarebbe stata la notizia del giorno. Il coronavirus, un calciatore, il portatore della variante, mai vista prima peraltro in Italia, a Napoli. E l’attaccante in questione è Victor Osimhen, nigeriano, che al coronavirus era risultato positivo a gennaio scorso – nel frattempo è guarito, è tornato in campo, ha giocato titolare l’ultima in campionato contro la Juventus e domani sarà in Spagna per l’Europa League. E per un po’, la notizia di Osimhen portatore della variante, notizia del giorno lo è stata, apertura di siti e giornali, soprattutto locali, prima del fuoco di fila delle smentite.

Ricorda un po’ la storia di Maurizio Sarri, ex tecnico della Juventus, e prima del Napoli guarda caso, e della sua strana polmonite. Contratta, ipotizzavano alcuni media, a luglio 2019 nella tournée in Cina, proprio lì dov’è esplosa la pandemia? Niente a che fare con il coronavirus, naturalmente. Tutto così ghiotto e succulento, in piena prima ondata di coronavirus, che comunque non si poteva mica lasciar cadere.

Storia apparentemente diversa quella di Osimhen, il giocatore più pagato nella storia del Napoli, 70 milioni più 10 di bonus. Che in autunno si era curato in Belgio per un problema alla spalla e poi aveva festeggiato il suo compleanno, in Nigeria. Le immagini della festa, con il 22enne in mezzo ad altre persone, senza mascherina e senza distanze, aveva creato polemiche e imbarazzo anche in casa Napoli. Di ieri la notizia: l’Istituto Pascale e l’Università Federico II hanno isolato una variante mai tracciata in Italia; un centinaio di casi al mondo invece tra Regno Unito, Nigeria, Danimarca e Stati Uniti. Sconosciuta la trasmissibilità della B.1.525, com’è stata denominata.

Stamattina la bomba: “È Victor Osimhen il professionista che ha consentito a Napoli, per la prima volta in Italia, l’individuazione della variante ‘B.1.525’ – si legge nell’articolo – è processando i tamponi del Napoli che Giuseppe Portella della Federico II ha individuato una sequenza anomala, mai vista prima, trasferita all’equipe del Pascale diretta da Nicola Normanno. Ufficialmente si tratta di dati sensibili che nessuno può ufficialmente confermare, si tratterebbe di una violazione della legge, ha scritto Il Napolista, testata di “informazione e analisi politico calcistica” diretta da Massimiliano Gallo.

Si leggeva sempre sullo stesso sito che “in queste ore, dopo la notizia dal Napolista, alcuni tifosi si sono scagliati contro Osimhen come se si trattasse di un untore. Comportamento molto frequente quando si tratta del coronavirus. È un atteggiamento incomprensibile. È grazie a Osimhen che la variante è stata individuata. Grazie a Osimhen e grazie prima alla Federico II – che processa i tamponi del Napoli – e soprattutto all’istituto di ricerca scientifica Pascale”. A seguire notizie sul direttore dell’Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva a Castelvolturno, secondo Radio Punto Nuovo, e del sequenziamento del virus in tutti i casi di positività riscontrati nel club e nell’entourage.

Il club azzurro ha risposto invece all’Ansa di non essere al corrente di approfondimenti sui tesserati del suo club e poi è arrivata ancora più secca la smentita dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II. “Si sottolinea che tutti i dati sanitari – fa sapere l’Azienda – sono sempre rigorosamente trattati nel pieno rispetto della tutela della privacy. L’Aou Federico II stigmatizza il comportamento di alcune testate giornalistiche che diffondono notizie prive di alcun fondamento lesive della professionalità dell’Azienda”.

Si ipotizza che dietro lo scoop ci sia stata una soffiata, una fonte, forse una fuga di notizie che dovrebbero restare impermeabili. E va precisato che Il Napolista non ha stigmatizzato né il calciatore né la società né nessun altro: ha invece lodato il “colpo”, l’eccellenza sanitaria, “l’ulteriore conferma dell’eccellenza di Napoli, Città che, non si capisce per quale motivo, viene invece spesso descritta (dagli stessi napoletani) come una città che viva sempre secondo canoni folcloristici”. Resta invece aperto il dibattito – oltre i like, le visualizzazioni, la caccia all’untore, la stessa eccellenza osannata – sulla pubblicazione di un articolo che non può essere confermato – come ha scritto chiaro chiaro lo stesso giornale – trattandosi di dati sensibili. Pensavamo fosse una notizia e invece era un polverone.