I giudici della seconda Corte d’Appello di Milano hanno confermato l’assoluzione per Paolo Scaroni ed Eni nell’ambito del processo sulla presunta maxi tangente versata dal gruppo in Algeria. I giudici hanno anche assolto tutti gli altri imputati “perché il fatto non sussiste”. Revocata, infine, la confisca da 198 milioni di dollari, considerati il prezzo della corruzione.

TUTTI ASSOLTI – In particolare, i giudici della seconda Corte d’Appello di Milano hanno respinto in toto il ricorso presentato dai pubblici ministeri e hanno deciso di assolvere dall’accusa di corruzione “perché il fatto non sussiste” il manager del Cane a Sei Zampe Antonio Vella, Pietro Tali e Pietro Varone, rispettivamente ex presidente e amministratore delegato di Saipem ed ex direttore operativo in Algeria e 4 anni e 1 mese per l’ex direttore finanziario prima di Saipem e poi di Eni Alessandro Bernini. Assolti anche gli algerini Farid Bedjaoui e Omar Habour, ritenuto il presunto riciclatore della maxi tangente che per l’accusa sarebbe stata versata dal ‘Cane a Sei Zampe’ a funzionari del governo algerino in cambio di concessioni petrolifere per la controllata Saipem. I giudici, inoltre, hanno anche revocato la confisca di 1980 milioni di dollari a carico di Eni e Saipem, somma pari alla presunta maxi tangente versata in Algeria.

RICORSO INAMMISSIBILE – I giudici della Seconda Corte d’Appello di Milano hanno ritenuto “inammissibile” il ricorso presentato dal sostituto procuratore generale Massimo Gaballo e dal pm Isidoro Palma nei confronti di Eni. I giudici hanno così confermato di fatto la sentenza di assoluzione per la società, che era finita a processo per la presunta violazione della legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti.

LA SODDISFAZIONE DI SCARONI – La conferma dell’assoluzione di Scaroni ha ovviamente trovato soddisfatto l’avvocato Enrico De Castiglioni, legale di Paolo Scaroni: “E’ una sentenza che ha fatto giustizia per il mio assistito, già assolto dal gup e dal tribunale in primo grado. Credo che si possa mettere la parola definitiva ‘fine’ a questa vicenda”.

UNA SENTENZA STORICAEnrico Giarda, legale che assiste Saipem, imputata per la legge 231 del 2001 sulla responsabilità degli enti, ha definito la vicenda come “una sentenza storica. Non ce lo aspettavamo ma lo speravamo, perché sono 7 anni che ribadiamo la assoluta estraneità di Saipem”. “Ora Saipem non dovrà più mettere a bilancio accantonamenti dovuti all’ipotetico rischio”, ha aggiunto l’avvocato.