“Chi minaccia il voto fa un atto sbagliato. Franceschini? E’ chiaro che sta bleffando come si fa nelle partite di poker in politica. Si occupasse di teatri chiusi e alberghi”. Matteo Renzi torna ad alzare i toni dello scontro all’interno della maggioranza nel corso di una intervista a ‘L’aria che tira’ su La7. Il leader di Italia Viva ed ex premier ne ha per il ministro dei Beni culturali Franceschini, che nei giorni scorsi aveva utilizzato parole al vetriolo per l’ex compagno di partito: “A lui non frega niente del Conte 3 o del Draghi 1”, perché, se si aprisse la crisi, il leader di Italia Viva farebbe “ballare tutti”, aveva spiegato Franceschini.

Oggi dunque la risposta di Renzi, che sottolinea come “il presidente della Repubblica non si chiama Franceschini, si chiama Sergio Mattarella. Franceschini deve sapere che non è il Ribery della politica, c’è Mattarella in quel ruolo lì”, spiega il leader di IV facendo un parallelo col campione della Fiorentina

NON ANDREMO AL VOTO – Proprio sull’ipotesi di crisi e ritorno al voto Renzi spiega che “non c’è nessuna trattativa, non è un gioco di palazzo, anche se a volte li abbiamo fatti. Questa volta è una questione più seria” che riguarda l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund, e “io sono pronto a non perdere la faccia davanti a figli e nipoti di tutti”. La previsione di Renzi dunque è che “non andremo al voto, penso ci sia una maggioranza in Parlamento e il buon senso prevede che si smetta di litigare e si comincino a spendere” le risorse in arrivo dall’Europa.

RECOVERY FUND – Quindi il passaggio sul tema che sta provocando le frizioni col premier Giuseppe Conte e gli alleati di governo, in particolare il Movimento 5 Stelle, ovvero il Recovery Fund. “Ci hanno detto che eravamo polemici, che facevamo critiche assurde, ora ci danno ragione: bene, sono contento. Quanti denari mettiamo sulla sanità, sul turismo? Di queste tematiche finalmente si parla grazie a noi”, spiega Renzi.

Il leader di IV rimarca comunque che, nonostante la schiarita avvenuta ieri nel vertice con la ministra e capodelegazione Teresa Bellanova sulla task force del Recovery, “tutto è ancora sul tavolo”, compreso il ritiro delle ministre. “Noi abbiamo posto un problema di metodo e merito. Sul metodo ci hanno dato ragione, ora il problema di merito dipende se siamo d’accordo o no – aggiunge – I soldi dell’Europa, così tanti, non li avevamo mai visti. Di fronte a 209 miliardi li vogliamo sprecare? Se buttiamo via questa occasione non andiamo da nessuna parte, ci tagliamo i piedi da soli”. Renzi poi aggiunge: “Sblocchiamo il Mes per la sanità e così i 9 miliardi previsti nel Recovery plan li liberiamo e li mettiamo su cultura e turismo”.

I SERVIZI SEGRETI – Il rapporto col presidente del Consiglio resta dunque teso, anche per altri dossier come quello dei servizi segreti. “Sul tema dei servizi serve un esperto tecnico, che non è il premier. Tutti abbiamo sempre delegato, perchè Conte accentra? Anche su questo servono segnali di novità”, ricorda Renzi. Per l’ex premier dunque Conte “deve decidere cosa fare in futuro. Con Salvini non ha fatto bene, poi è arrivata la pandemia. Adesso si tratta di capire nei prossimi due anni e mezzo, da qui alla fine della legislatura, di non buttare via i soldi che stanno arrivando perché nel caso pagheranno i nostri figli”, conclude.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia