Letture
Restituzione, un gioiello di letteratura controcorrente: Ilaria Palomba chiude la quadrilogia sul senso del dolore e dell’introspezione
Un poemetto in sette sezioni sul percorso di rinascita
Dopo “Vuoto”, “Scisma” e “Purgatorio”, la scrittrice Ilaria Palomba sembra chiudere la quadrilogia sul senso del dolore e dell’introspezione per approdare a un messaggio universale, partendo da sé stessa. Con “Restituzione”, edito da Interno Libri, l’autrice pugliese torna con una raccolta poetica dirompente e necessaria che segna una nuova tappa della sua evoluzione artistica.
Il volume — con prefazione di Gianpaolo G. Mastropasqua e postfazione di Silvio Raffo — è un attraversamento lirico e simbolico del dolore, della memoria e della resurrezione dell’essere. Scandendo le fasi della presa di consapevolezza di sé, Palomba costruisce un testo che è insieme catabasi e ascesi, rito di purificazione e atto di restituzione alla vita. La sua voce si fa oracolo, il verso si fa corpo, il corpo si fa spirito, o forse diviene un tutt’uno con lo spirito per dare vita a uno stato di grazia, e la poesia diventa il luogo in cui l’abisso incontra la luce.
“Restituzione” è un poemetto in sette sezioni — Alluvione, Catabasi, Ascesi, Memoria, Dissolvenza, Restituzione, Mistica — che scandiscono il percorso spirituale e psicologico di una rinascita. Dalle profondità del trauma e della perdita, la voce poetica attraversa l’ombra per tornare alla luce, passando attraverso la dissoluzione dell’identità e il recupero della propria essenza. È un viaggio mistico e terreno insieme, un rito di passaggio tra dolore e consapevolezza che trae linfa dal testo ritrovato tra i Codici di Nag Hammadi, la straordinaria collezione di antichi testi gnostici scoperti in Egitto nel 1945. Uno scritto enigmatico e affascinante che risale presumibilmente alla fine del II o all’inizio del III secolo d.C. Si tratta di un’opera di matrice gnostica, incentrata sulla figura salvifica di una divinità femminile, che si rivela all’iniziato. Ella si presenta come l’emanazione del divino, colei che possiede la vera conoscenza in grado di condurre alla salvezza.
Anche Palomba restituisce un messaggio di salvezza, che si può raggiungere solo dopo la tribolazione e la conoscenza del male, riflessione di faustiana memoria: solo il maligno ci può condurre alla conoscenza di sé e di Dio. La parola in Palomba diventa strumento di conoscenza, il corpo un tempio da attraversare, la poesia un atto sacro che restituisce senso all’esistenza. “Restituzione” è un gioiello di letteratura controcorrente (chi scrive poemetti, oggi?), di stile, che dimostra quanto scrivere per chi lo sa fare sia un’urgenza e non un capriccio.
“Solo inventando conosco, solo nel sogno realizzo il mito”.
L’autrice conferma la sua posizione tra le voci più autentiche e necessarie della poesia contemporanea, nonché tra le più antimoderne soprattutto per le tematiche trattate con un linguaggio insieme viscerale e sapiente, colto ma mai retorico e distaccato, capace a larghi tratti come Dostoevskij, di trasformare il dolore in conoscenza e la parola in rinascita, dopo averla immaginata. La raccolta si legge come una discesa nell’inconscio e una risalita verso la luce: ogni verso è un frammento di psiche che si ricompone, ogni immagine è un varco simbolico che unisce vita e mito.
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