Come giovane dirigente del Partito Liberaldemocratico, cosa pensi della gioventù di oggi e del loro rapporto con la politica?

Nonostante l’elevato astensionismo elettorale, credo che i giovani siano disillusi più che disinteressati nei confronti della politica. Perché questa negli ultimi anni non ha saputo rispondere alle esigenze del Paese e dare loro un futuro. Il risultato è che negli ultimi anni la metà di coloro che ha lasciato l’Italia aveva tra i 18 e i 34 anni. Effettivamente l’Italia appare un Paese con poche prospettive. Più volte si è parlato della debole crescita della nostra economia e dell’andamento dei salari reali rispetto ai Paesi OCSE negli ultimi due decenni. I giovani inevitabilmente sono coloro che ne risentono di più.

Cosa significa essere un liberaldemocratico dal punto di vista culturale? Qual è la vostra visione della politica e del sistema-Stato?

Per un liberaldemocratico l’azione politica è volta alla promozione delle libertà individuali, civili ed economiche del cittadino, entro il contesto sociale in cui vive. Di conseguenza crediamo in uno Stato piccolo, che si occupi al meglio di un numero limitato di materie e che fornisca ai cittadini la possibilità di crescere e di esprimere il proprio potenziale. Crediamo che lo Stato debba essere al servizio del cittadino e non l’opposto. Naturalmente siamo nel solco delle liberaldemocrazie occidentali e a livello europeo la nostra collocazione non può che essere ALDE, nel gruppo di Renew Europe. 

Il 16 maggio scorso il PLD ha organizzato un evento regionale a Milano dal titolo “Agenda Liberale: Politiche giovanili per la Lombardia”. Di cosa si è trattato?

E’ stato un evento animato interamente da esponenti under35, in cui abbiamo portato una proposta di rinnovamento dell’offerta che Regione Lombardia presenta in ambito politiche giovanili. Nel primo panel quattro giovani dirigenti del PLD lombardo hanno esposto la nostra posizione sugli argomenti chiave del dibattito: università e istruzione, mercato del lavoro giovanile, salute mentale e pari opportunità, connettività regionale. Nel secondo sono intervenuti dirigenti di realtà esterne, ossia Gioventù Federalista Europea, Students For Liberty, Forum Giovani di Regione Lombardia e Nova, con cui intendiamo istituire un dibattito costruttivo. Il nostro intento è dare voce ai giovani e affrontare il loro rapporto con la politica.

Milano si appresta a votare. Come vedi la città? Quali sono le principali criticità che bisogna affrontare e in che modo?

A mio parere le sfide principali che l’amministrazione futura dovrà affrontare saranno il rafforzamento dei poteri della città metropolitana, la sicurezza e l’attrattività di Milano. Come abbiamo esposto in alcuni nostri convegni, lo sviluppo di Milano deve continuare ma Milano non deve diventare una città esclusiva. Deve rimanere una città delle opportunità per chi sia in grado di meritarsele sulla base del proprio impegno e delle proprie capacità. Sarà fondamentale creare un sistema-città coeso e meglio funzionante, tramite il raggiungimento della pace sociale, lo snellimento burocratico per progetti edilizi e per l’avvio di attività, e il coinvolgimento del mondo associativo e del terzo settore per sostenere le persone in difficoltà.

 Qual è la sfida più importante che il PLD intende vincere?

A livello milanese il PLD vuole contribuire ad un cambio di passo nell’amministrazione della città. Le nostre interlocuzioni sono volte a identificare un candidato sindaco credibile, espressione delle migliori energie della città e non estremista. Un profilo che abbia un programma concreto. A livello nazionale, l’obiettivo primario è sempre dare vita ad un’offerta politica alternativa al bipopulismo esistente, con gli altri soggetti che abbiano una visione liberaldemocratica della società e non si riconoscano nelle ricette delle forze trainanti le attuali coalizioni di destra e sinistra. Stiamo consolidando un programma che prevede liberalizzazioni, alleggerimento fiscale, riforme nella contrattazione collettiva e nel settore dell’energia in direzione del nucleare. Riteniamo sia ciò di cui il Paese necessiti per tornare su una traiettoria di crescita.

Annalina Grasso

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