Per alcuni potrebbe sembrare sorprendente l’eco suscitata in questi giorni dalla scomparsa di Luigi Covatta, domenica mattina all’alba. I messaggi di cordoglio pubblici, gli editoriali di ricordo e riflessione e soprattutto la commozione, il sentimento che ha attraversato vecchi e giovani compagni socialisti ma anche personalità distanti dalla sua formazione, sono ben lungi da ciò che tradizionalmente si riserva a un ex parlamentare, per quanto di lungo corso proprio qui al Senato.

La verità è contenuta nei suoi scritti anche degli ultimi mesi della rivista Mondoperaio, nella qualità, nell’attualità dei suoi ragionamenti, nella penna fine e preziosa con cui le scriveva. La verità è questa: Covatta fu un politico e un intellettuale, antico nella militanza totalizzante fatta di confronti infiniti, di sigarette mai spente, di passioni mai sopite, di aneliti mai domi. E moderno, nella capacità di lettura dei fenomeni, nell’intuizione riformatrice, nelle contaminazioni ardite, nell’iconoclastia coraggiosa. E anomalo, nel suo essere cristiano e socialista, quando i cristiani avevano una casa ineludibile e i socialisti sapevano di laicismo sferzante.

Una vita di sapienti, feconde contraddizioni quella di Covatta. Fu militante dell’associazione cattolica contro il doroteismo democristiano, fu socialista lombardiano ma criticamente al fianco, non contro, la modernizzazione craxiana e il manifesto di Rimini in cui ‘i meriti e i bisogni’ di Martelli tengono dentro la sua elaborazione e il suo pensiero profondo, condiviso con tanti compagni nella sua casa di Forio, a due passi dal mare.

Fu a suo modo eretico e ortodosso e non rinunciò mai fino alla fine a contrubuire alla politica come ragionamento, come costruzione di progresso, di una società in cui eguaglianza e libertà non fossero disgiunte. E la sua levatura fece il paio con un tratto umano di una sincerità disarmante che solo un intellettuale vero, onesto sa avere: polemista mai polemico, sapeva annegare nell’ironia i suoi disaccordi, e nella parola scritta trovava il grimaldello ideale per scardinare totem e tabù.

Insomma, diciamocela tutta. Non c’entra nulla con l’attuale fase politica, fatta di leggerezze al limite dell’incostistenza, di forme senza sostanza, di decisioni senza pensiero. Ed è per questo forse che lo ricordiamo tutti oggi con ammirazione e sentimento, ai quali, personalmente, affianco l’amicizia e la consonanza di compagno di mille battaglie, di mille condivisioni, di mille discordie, quando la Politica aveva la P maiuscola e cambiare la società impegnava tutta una vita.

Ciao Luigi.