Quando alla mia età si riflette sul senso della vita non si fanno i conti con un futuro necessariamente troppo breve e comunque candidato all’uso dei pannoloni, ma si va alla ricerca del passato dal quale possono venire anche indicazioni per il futuro. Capisco che non la mia teoria non ha un fondamento scientifico, ma appartengo a quanti sono convinti che la storia si ripeta, magari in forme diverse, ma lungo grandi prospettive simili e confrontabili. Ha rafforzato questa mia propensione la lettura degli scritti di Siegmund Ginzberg, in particolare di ‘’Sindrome 33’’, pubblicato mentre in Europa si attendeva il trionfo del sovran-populismo e in Italia era al governo la coalizione verde-gialla del Conte1. Da allora ad oggi sono cambiate molte cose, alcune delle quali, le più importanti (la guerra in Ucraina, l’antisemitismo, l’elezione di Donald Trump), rievocano – nella mia fantasia – dei fatti cruciali del XX secolo.

Quando sono nato, il 9 febbraio 1941, si era da poco conclusa la Battaglia d’Inghilterra con la vittoria della RAF ( Winston Churchill commentò quell’evento con queste parole: “Mai nel campo degli umani conflitti tanti dovettero così tanto a così pochi”), inducendo Hitler a rinunciare all’Operazione Leone Marino (ovvero al tentativo di invadere l’Isola). Ma l’Europa era sotto il dominio della Germania nazista. Dove non era arrivata la Wermacht, come in Spagna e in Portogallo, erano al potere regimi autoritari protofascisti oppure, come a Vichy, governi asserviti a Hitler. Il Terzo Reich era unito all’URSS da un patto (Molotov-Ribbentrop) del 1939 di non aggressione che aveva consentito a Stalin di occupare una parte della Polonia e i Paesi Baltici nonché di tifare per le vittorie tedesche in Europa (Stalin inviò un telegramma di felicitazioni a Hitler per l’invasione della Francia; al crollo dell’esercito francese contribuì anche la simpatia con cui il comunisti francesi guardavano a quel patto).

L’Operazione Barbarossa – è il nome in codice dell’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania nazista e delle potenze dell’Asse – scattò il 22 giugno 1941 su di un fronte di 3mila Km. Stalin ignorò i numerosi avvertimenti delle spie e dei servizi segreti riguardo all’ammassamento delle truppe tedesche al confine, credendo che Hitler non avrebbe violato il patto di non aggressione. Nei primi giorni dell’attacco, l’Armata Rossa (che non era stata mobilitata e che era debilitata nelle linee di comando a causa delle purghe di Stalin) subì perdite enormi e distruzioni spaventose; secondo molti storici, Stalin caduto in uno stato di profondo shock si isolò per alcuni giorni prima di riprendere il controllo e chiamare il popolo alla “Grande guerra patriottica” con un famoso discorso alla radio. Poi, l’Armata rossa ebbe un ruolo decisivo prima nella resistenza poi nella sconfitta del Nazismo, ed è questo il ruolo con cui è passata alla storia. Ma tutto lascia credere che a Stalin non dispiacesse spartirsi l’Europa con Hitler, prendendo in contropiede, con il patto del 1939, il disegno dei teorici dell’appeasement con il Fuhrer di usare la Germania contro l’URSS.

Perché Hitler aggredì l’URSS? L’obiettivo fu di dare finalmente al popolo tedesco il suo “spazio vitale” (Lebensraum), costruire un vasto impero coloniale nella Russia europea ed impossessarsi delle enormi ricchezze di materie prime e di grano di quel paese. Ai nostri giorni, molte cose sono cambiate per quanto riguarda i regimi autoritari per i quali è stato definito il termine ‘’democrature’’, nel senso che anche le tirannie si preoccupano di salvaguardare quale formalità apparentemente democratica (il voto, il parlamento, i partiti, ecc.). Ma nel giro di qualche anno quell’intesa che naufragò nel 1941 potrebbe verificarsi, ancorchè mutatis mutandis, adesso. In molti paesi, anche tra i più importanti dell’Unione (come la Francia e la Germania) le forze di destra estrema amoreggiano con lo zar del Cremlino e sono pronte a corrispondere al suo disegno egemonico una volta arrivate al potere.

Il fenomeno nuovo sta nella formazione di un fronte rossobruno che accomuna – negli indirizzi politici – ambedue le estreme (il caso della Francia è illuminante). In tale contesto è riemerso un diffuso sentimento antisemita che, col pretesto della Palestina, sta inquinando gran parte della società occidentale. L’antisemitismo è un sintomo della malattia del nazifascismo ovunque si riproduca. Anche a sinistra. Se poi volessimo approfondire il fenomeno del fascismo del Novecento, troveremmo vere e proprie ‘’quinte colonne’’ diffuse in tutta Europa, come oggi con il putinismo militante travestito da pacifismo. Quello che durante la guerra fredda non riuscì ai vertici del Pcus attraverso potenti partiti comunisti di Occidente, potrebbe riuscire a Putin grazie alle destre rossobrune. Tanto più che gli USA stanno a guardare.