Non c’è alcun via libera del Comitato Tecnico Scientifico alla riapertura della ristorazione nelle zone e negli orari che attualmente ne prevedono la chiusura“. Il Cts smentisce così quanto emerso nel pomeriggio in merito ad una ipotesi di apertura serale dei ristoranti in zona gialla e a pranzo in quella arancione, anche se non prima del 5 marzo, quando scadrà l’attuale Dpcm.

L’ipotesi era circolata sul Corriere della Sera e rimbalzata anche tramite la politica, con un post del governatore della Liguria Giovanni Toti che annunciava: “Ristoranti aperti la sera in zona gialla e a pranzo in zona arancione: è arrivato finalmente il parere favorevole del Comitato Tecnico Scientifico e speriamo che si possa partire al più presto”.

Ebbene, dal Cts è arrivata una secca smentita. Nel verbale della riunione del 26 gennaio 2021, viene ancora segnalato, “vi sono indicate, anzi, alcune considerazioni sul rafforzamento delle misure restrittive adeguandole alle caratteristiche strutturali dei locali e alla tipologia del servizio reso“. “Circa la previsione di rimodulazione delle misure previste nelle diverse fasce di rischio”, sottolineano gli esperti, “si rimanda alle valutazioni del decisore politico“.

In ballo c’è inoltre il divieto di spostamento tra regioni che scadrà a breve, il 15 febbraio prossimo. A questo punto potrebbe essere l’ex numero uno della Banca centrale europea a dover emettere un nuovo provvedimento di proroga, ma nulla è scontato. Secondo il ministro degli Affari Regionali Francesco Bocciasarà il nuovo governo a fare una valutazione, sulla base del quadro epidemiologico, sulla mobilità tra le Regioni nelle diverse fasce e in particolar modo in fascia gialla, anche perché eventuali misure limitative necessitano di un apposito decreto

RIAPERTURA MODIFICHEREBBE EFFICACIA MISURE – In particolare il Comitato tecnico scientifico. Rispondendo alla richiesta arrivata dal ministero dello Sviluppo economico sulla ‘riapertura di pubblici esercizi’, ha messo nero su bianco che “una rimodulazione dei pacchetti di misure potrebbe modificare l’efficacia nella mitigazione del rischio”.

Relativamente ai rischi infatti “andrebbero considerate le diverse tipologie dei pubblici esercizi, distinguendo” tra ristoranti e bar. Il documento arrivato al Cts dal Mise proponeva invece l’adozione di misure finalizzate “a favorire la ripresa delle attività nel settore dei pubblici esercizi, in particolare bar e ristoranti”. Di fronte a tale richiesta gli scienziati del Comitato tecnico scientifico hanno sottolineato che il settore della ristorazione “presenza alcune criticità connesse all’ovvio mancato uso” delle mascherine, con “potenziale aumento del rischio in presenza di soggetti asintomatici”.

Per il Cts inoltre ci sono altri due fattori che richiedono ulteriori elementi di cautela prima di adottare allentamenti delle misure di contenimento: la “ripresa delle scuole in presenza”, per il quale bisognerà attendere almeno 14 giorni per valutarne l’impatto; l’andamento dell’epidemia in Europa, che registra anche una “possibile maggiore trasmissibilità” dovuta alle varianti del virus.

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Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia