Realizzata quasi interamente d’oro è la maschera recentemente scoperta che risale a 3000 anni fa. La maschera pesa circa 280 grammi e secondo l’Amministrazione nazionale del patrimonio culturale cinese è uno degli oltre 500 oggetti scoperti di recente provenienti dai sei “fosse sacrificali“. La scoperta è avvenuta in un sito archeologico nella provincia cinese di Sichuan e alcuni esperti affermano che gli oggetti potrebbero far luce sull’antico stato di Shu, ovvero un regime che governava nel Sichuan occidentale fino alla sua conquista nel 316 a.C. Gli archeologi non hanno solo scoperto la maschera d’oro ma tra i reperti ci sono anche bronzi, lamine d’oro e manufatti realizzati in avorio, giada e osso. Le sei fosse, di cui la più grande di 19 metri quadrati, avevano all’interno anche una scatola di legno, non ancora aperta, e un vaso di bronzo con motivi a forma di gufo.

Dagli anni ’20 fino ad oggi più di 50.000 manufatti antichi sono stati trovati a Sanxingdui, un’area fuori dalla capitale provinciale di Chengdu. Inoltre, si ritiene che Sanxingdui si trovasse nel cuore dello stato di Shu. I primi ritrovamenti vennero alla luce del sole grazie ad un contadino locale che si imbatté accidentalmente in una serie di reliquie. Nel 1986 si scoprirono due fosse cerimoniali contenenti oltre mille oggetti tra cui maschere di bronzo elaborate e ben conservate. Nel 2019 venne scoperta anche la terza fossa che dopo un anno ha portato al ritrovamento di altre cinque. Gli esperti ritengono che i pozzi siano stati usati per scopi sacrificali, spiegando perché molti degli oggetti contenuti sono stati bruciati durante i rituali mentre venivano fatti cadere e seppelliti.
Di Sanxingdui gli storici sanno relativamente poco a causa delle scarse testimonianze scritte. Le scoperte fatte nel sito risalgono al XII e all’XI secolo a.C. e molti degli oggetti sono ora esposti in un museo. Le prove di una cultura Shu unica suggeriscono che il regno si sviluppò indipendentemente dalle società vicine nella valle del Fiume Giallo, che era tradizionalmente considerata la culla della civiltà cinese.
Song Xinchao, il vicedirettore dell’amministrazione nazionale del patrimonio culturale cinese, ha dichiarato ad una agenzia di stampa statale che le ultime scoperte “arricchiscono e approfondiscono la nostra comprensione della cultura Sanxingdui“. Oltre alle maschere, bronzi e pozzi sacrificali, in quell’area sono state scoperte anche delle fibre di seta e dei resti di tessuti, scoperta che ha permesso di fare un enorme passo in avanti per la comprensione dello stato di Shu. Tang Fei, il capo della squadra di scavo e capo dell’Istituto provinciale di ricerca sulle reliquie culturali e sull’archeologia del Sichuan, ha dichiarato in una conferenza stampa che la scoperta indica che il regno “era una delle origini importanti della seta nell’antica Cina“.
Sebbene non sia ancora riconosciuto come patrimonio mondiale dell’UNESCO, Sanxingdui è sulla “lista provvisoria” dell’organizzazione per una possibile futura inclusione. Lo stato di Shu, è accreditato dall’agenzia delle Nazioni Unite come “una rappresentante eccezionale della civiltà dell’età del bronzo della Cina, dell’Asia orientale e persino del mondo“.

Laureata in relazioni internazionali e politica globale al The American University of Rome nel 2018 con un master in Sistemi e tecnologie Elettroniche per la sicurezza la difesa e l'intelligence all'Università degli studi di roma "Tor Vergata". Appassionata di politica internazionale e tecnologia