Il 25 aprile senza 25 aprile, senza alcun richiamo al fascismo. Matteo Salvini ha celebrato a modo suo la Festa della Liberazione, con un post sui social in cui non c’è un singolo riferimento al concetto stesso di Liberazione, se non con un riferimento generico ai “nonni”.

Così nel suo commento l’ex ministro dell’Interno, con alle spalle una bandiera tricolore e le tazzine rosse, bianche e verdi, liquida la Liberazione con queste parole: “Grazie a chi, 75 anni fa, oggi e domani, ha messo, mette e metterà al centro della propria vita la battaglia per la Libertà”.

Senza mai citare il 25 aprile o la Liberazione dal fascismo, Salvini passa quindi ad una strana analisi dell’attuale situazione politica, sull’incertezza del futuro e sulle difficoltà degli italiani: “Fra qualche anno ricorderemo questi giorni incredibili di sofferenza, di paura, di rabbia, di incertezza e preoccupazione, e penseremo a quanto siamo stati bravi, forti e coraggiosi nel superarli, per tornare a sorridere. Qualcuno, oggi come allora, dice che la libertà, come donne e uomini, come Italia, non serve, è un lusso di cui possiamo anche fare a meno. No! Libertà è madre di salute, lavoro, amore, sicurezza, fede, onore, felicità e coraggio. Ce la faremo”.

Chiosa finale quindi con una citazione di Oriana Fallaci sulla libertà: “Lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere”. Anche in questo caso, nessuna parola sul fascismo.

I ‘PRECEDENTI’ DI SALVINISalvini ha da sempre un rapporto complicato col 25 aprile. Lo scorso anno, da ministro dell’Interno, decise di celebrare la Festa più importante della Repubblica ricordando le vittime di mafia, un gesto nobile che poteva essere eseguiti in altre circostanze.

Nel 2016 Salvini invece spiegava che il 25 aprile lo passava “coi miei figli, perché l’ipocrisia ‘rossa’ mi infastidisce, perché la Resistenza non fu solo rossa: fu bianca, liberale, democratica, ci furono tanti parroci fatti fuori dai comunisti”. “L’occupazione ‘rossa’ di una festa che dovrebbe riguardare tutti mi dà estremamente fastidio e quindi non mi presto alla strumentalizzazione di questa ricorrenza”, sosteneva all’epoca il leader del Carroccio.